L'opera di Machiavelli e l'influenza della guerra

Intervista a Jean-Louis Fournel

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Il Principe di Niccolò Machiavelli non è un elogio dell’immoralità ma un intervento teoretico di grande importanza, dice il professor Jean-Louis Fournel a Rai Letteratura. A partire dal 1494 inizia un periodo di guerre che cambiano radicalmente gli stati, il modo governare e il modo di fare le guerre e questo condiziona profondamente e imprescindibilmente l'opera di Machiavelli..

Parlare di guerra nell'opera machiavelliana e parlare di guerra nel Principe è una necessita assolut,a per un motivo molto chiaro, ossia il fatto che la scrittura del Principe non ci sarebbe stata se non ci fosse stato un tempo di guerra.

Jean-Louis Fournel è professore di Italiano all’Università Paris 8 e all’Ecole Normale Supérieure des Lettres et Sciences Humaines di Lione. Animatore e cofondatore del CERPI, centro di ricerche sul pensiero politico italiano, ha tradotto in francese e commentato vari testi del pensiero politico repubblicano rinascimentale ed è autore di numerosi saggi sulla storia del pensiero politico italiano nel Rinascimento, sulla storia della retorica e sulla lingua della politica rinascimentale.

Niccolò Machiavelli (Firenze, 1469-1527), è stato scrittore, drammaturgo, storico, filosofo e anche politico: grazie al suo celeberrimo trattato Il principe (1513), è considerato il padre della scienza politica moderna. Quella che vive Machiavelli è l’Italia delle corti medicee e pontificie, un'Italia divisa e frammentata, facile preda delle forti monarchie straniere prime tra tutte quelle di Francia e Spagna. È a questo Paese che Machiavelli rivolge il suo pensiero che – come sostiene lo storico Lucio Villari – è stato, e continua ancora oggi a essere frainteso e spesso strumentalizzato perché Machiavelli è “più citato che letto”. La vicenda umana e intellettuale dell’uomo che insieme a Leonardo da Vinci è l’emblema del Rinascimento si svolge in 58 anni di vita, in cui ci sono un Paese conteso tra eserciti stranieri, la dinastia dei Medici, le scelte dello Stato Pontificio, il rogo di Savonarola; e c’è un uomo, Cesare Borgia, il modello del Principe: forte, astuto, crudele se necessario, a cui l’Italia deve guardare secondo Machiavelli per riscattarsi e liberarsi dalla feroce dominazione straniera, un condottiero dotato delle qualità giuste per guidare il Paese e far nascere un progetto politico unitario.