Claudio Damiani: la poesia di Camillo Sbarbaro

Un reietto del Novecento

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Camillo Sbarbaro fu un grande poeta pascoliano della Natura, ma anche un "reietto" del Novecento perché voce fuori dal coro degli artisti e degli intellettuali che preferivano celebrare l’angoscia esistenziale, la mancanza di senso nel vivere, il nulla come orizzonte ultimo. Uno dei maggiori poeti contemporanei, Claudio Damiani, rintraccia per Cult Book nei versi di Camillo Sbarbaro, peraltro ispirati anche dalla miseria degli emarginati delle grandi città, lo stupore e la consolazione che si celano nel mistero della vita e che sembrano orientare lo sguardo e la parola poetica. 

È proprio questa presenza della natura come consolazione, come riempimento del vuoto e anche degli affetti familiari, che lo rende un poeta diverso, nel Novecento.

Camillo Sbarbaro nasce a S. Margherita Ligure nel 1888. Avviatosi a studi classici, già al liceo compone versi che poi sono raccolti nel volumetto Resine del 1911. Pubblica nel 1914 la raccolta poetica Pianissimo. Dopo la guerra si stabilisce a Genova, dove entra in contatto con Montale. Nel 1920 è pubblicata la raccolta di prose Trucioli. Alle brevi prose d'evocazione si dedica anche in seguito, pubblicando nel '28 Liquidazione. Trascorre una vita solitaria, con le collezioni di licheni come amato passatempo. Nel secondo dopoguerra Sbarbaro opera una scelta delle prose composte dal '14 al '40, pubblicandole nel '48 con il titolo di Trucioli (la seconda serie). Nel '54 ripubblica Pianissimo in veste modificata. E' del '55 un'altra raccolta poetica, dal titolo di Rimanenze che contiene poesie composte dal '18 al '32. Nel '61 si ha l'edizione definitiva di Poesie. Muore a Savona nel 1967.