L'isola del tesoro secondo Toti Scialoja

A colloquio con Antonio Debenedetti

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Toti Scialoja, pittore e poeta, ci parla dello straordinario romanzo L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson, che descrive come composto da “ferri vecchi”, perché ricco di luoghi comuni e colpi di scena scontati, ma di cui colpiscono il ritmo e la musicalità narrativa. Scialoja si sofferma sulla "pittoricità" che emana dalla scrittura stevensoniana e sul suo fortissimo senso dell'humour. Rievocando episodi della storia, la paragona ad Alice nel paese delle meraviglie e, per la perfezione di molte scene, al film Il monello di Charlie Chaplin.

Non esistono donne in questo libro, c'è solo la santa mamma, questi orrendi pirati che vivono di rum non nominano mai una donna e questo denuncia che il libro è nato per l'infanzia.

Toti Scialoja nasce a Roma il  16 dicembre 1914. Dopo aver abbandonato gli studi giuridici, si dedica alla pittura e successivamente al teatro, collaborando con scrittori, musicisti, registi e coreografi d'avanguardia. Dal 1961 comincia un'attività originale di poeta, dedicata in parte ai bambini, creando nonsense e limerick e illustrando le sue stesse poesie. È docente e direttore dell'Accademia di belle arti di Roma, dove ha come allievi molti artisti contemporanei, quali Mario Ceroli, Pino Pascali e Jannis Kounellis, che lo ricordano come ispiratore del loro percorso artistico. Muore a Roma il 1º marzo 1998.