Mark Twain con Giuseppe Culicchia e Azar Nafisi

Ritratto del fondatore della letteratura americana moderna

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Lo scrittore Giuseppe Culicchia, traduttore di Le avventure di Huckleberry Finn, racconta Mark Twain, la sua vita avventurosa, i viaggi sul Mississippi come pilota di battelli a vapore e quelli negli Stati Uniti e in Europa, il suo umorismo e la capacità di creare una lingua a imitazione del parlato. Culicchia mette a confronto i personaggi di Tom Sawyer e di Huckleberry Finn, l’uno più somigliante al suo autore, più attento a rispettare le convenzioni e che resta per tutta la vita in uno stesso luogo e l’altro un vero e proprio selvaggio che rifiuta la vita comoda, l’educazione e abbraccia la libertà a qualsiasi costo. Huckleberry Finn, ricorda Giuseppe Culicchia, è il primo ribelle della narrativa americana, fratello maggiore di Holden Caufield di Salinger. È da questo romanzo che per molti autori, tra cui Ernest Hemingway, discende tutta la letteratura americana moderna: un giudizio condiviso dalla scrittrice iraniana Azar Nafisi autrice di Leggere Lolita a Teheran e La repubblica dell’immaginazione. “Mark Twain ha scritto la dichiarazione dell’indipendenza letteraria in Huck Finn. Ha creato una terra che non esisteva prima,  quest’America che noi oggi conosciamo”, dice Azar Nafisi.

Nella storia della letteratura non esistono personaggi come Huck e Jim, né paesaggi con un fiume che va dentro le città, personaggi selvaggi che si sentono più a loro agio sul fiume e nelle terre selvagge di quanto non lo siano nelle case civili. Nessun altro romanzo crea una lingua come fa questo. Mark Twain capisce che per essere americano devi ricreare la lingua americana e io credo che Huckleberry Finn sia la quintessenza dell’eroe americano. Non è ricco, è l’altra faccia del sogno americano, non ha casa, e non vuole averne una. Guarda sempre alla società con gli occhi di un estraneo, con gli occhi di un emarginato. L’idea più importante dell’America è stata costruita non sui ricchi ma su questo personaggio di orfano senza casa della narrativa americana

A illustrare il capolavoro di Huckleberry Finn nella puntata le preziose tavole disegnate da Lorenzo Mattotti per un’edizione a fumetti del romanzo con l’adattamento di Antonio Tettamanti pubblicata da Orecchio acerbo.



Samuel Langhorne Clemens, nasce nel 1835 nel Missouri. Aiuto pilota su un battello da fiume, crea il suo pseudonimo, Mark Twain, dal linguaggio marinaro e  racconta la sua esperienza di quegli anni inVita sul Mississippi (1883). Tipografo, editore, brillante conferenziere viaggiò a lungo anche in Europa, i suoi scritti di viaggio sono raccolti nel 1969 in The innocents abroad (di cui sono state tradotte le pagine relative al nostro paese nel volume In quest’Italia che non capisco). Tra i capolavori che lo hanno resto celebre Le avventure di Tom Sawyer (1876), Il principe e il povero (1882), Le avventure di Huckelberry Finn (1884), 
Muore nel Connecticut nel 1910.


Giuseppe Culicchia è nato a Torino nel 1965. Dopo l’incontro con Pier Vittorio Tondelli per il quale scrive alcuni racconti, nel 1994 pubblica Tutti giù per terra che diventa film con la regia di Davide Ferrario e nel 2015 viene ripubblicato in un’edizione remixed. Tra i suoi libri: Torino è casa mia (2005), Un’estate al mare (2007), Brucia la città (2009) Sicilia, o cara (2010), Ameni inganni (2011), Venere in metrò (2012), Ma in seguito a rudi scontri (2014). 
Oltre a Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain, Giuseppe Culicchia ha tradotto American Psyco e Lunar park di Bret Easton Ellis.

Azar Nafisi nasce a Teheran nel 1955. Lascia per la prima volta l’Iran all’età di tredici anni per studiare prima in Inghilterra poi negli Stati Uniti dove si laurea in Letteratura inglese e americana. Nel 1979 diventa professoressa di Letteratura inglese all’Università di Teheran ma nel 1981 viene espulsa perché rifiuta di indossare il velo. Non ricopre l’incarico fino al 1987. Nel 1995 insegnare diventa sempre più arduo: Azar Nafisi si licenzia e tiene un seminario privato con alcune allieve a casa sua, analizzando grandi classici della letteratura occidentale. Da questa esperienza nasce il libro Leggere Lolita a Teheran (2003) che diventa un caso letterario. Vive negli Stati Uniti dal 1997. Tra i suoi libri: Bibi e la voce verde (2006), Le cose che non ho detto (2009), La repubblica dell’immaginazione (2015)

Storie della Letteratura è un programma di Isabella Donfrancesco e di Alessandra Urbani, produttore esecutivo Annalisa Proietti, regia Laura Vitali