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Roman Vlad e il Doctor Faustus di Mann

Il romanzo della catastrofe tedesca

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Roman Vlad, compositore, musicologo e pianista, a colloquio con Antonio Debenedetti si sofferma su un romanzo da lui molto amato, il Doctor Faustus di Thomas Mann. Vlad accenna al piano l'ultimo tempo della sonata n. 32 in do minore op. 111 di Ludwig van Beethoven. Si tratta di una sonata che viene fatta oggetto di analisi in uno dei capitoli del Doctor Faustus.

Tutta la scrittura del romanzo, in tedesco, è modellata su quest'aria. Si tratta di un romanzo a chiave: dall'omaggio ad Adorno, che Mann effettua prendendo a prestito la sua analisi del brano di Beethoven, ad altri omaggi più nascosti, come a Nietzsche e a Schönberg.

Dietro al tema del diabolico e dietro alla musica, argomento ideale del libro, Mann scrive il romanzo della catastrofe tedesca, cominciata con la prima guerra mondiale e finita con la seconda. 

Roman Vlad nasce a Cenauti in Romania (oggi Cernovtzy, n Ucraina) il 29 dicembre 1919. Consegue qui il diploma in pianoforte, prima di trasferirsi in Italia a 19 anni, nel 1938, ottenendo la cittadinanza nel 1951. A Roma è allievo di Alfredo Casella nei corsi di perfezionamento all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dove ottiene il diploma nel 1941. Nel secondo dopoguerra Vlad tiene corsi di musicologia alla Summer School of Music di Dartington Hall e partecipa a congressi e seminari in tutta Europa, in America ed in Giappone. Scrive opere teatrali, sinfoniche e da camera, fra cui si ricordano le Cinque elegie su testi biblici, Melodia varietà e il celebre ciclo de Le stagioni giapponesi, 24 Haikù, tutte composte negli anni '90. Dal 1958 è direttore della sezione musica dell'Enciclopedia dello spettacolo, mentre dal 1967 dirige la Nuova Rivista Musicale Italiana. Dal 1980 è per due anni presidente della Cisac (Confèdèration Internationale des Auteurs et Compositeurs), dal 1987 al 1993 presidente della Siae. Tra le altre cariche ricoperte: direttore artistico dell'Accademia Filarmonica Romana per due mandati (1955-1958 e 1966-1969); direttore artistico del Teatro Comunale di Firenze (1968-1972), direttore artistico dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino (1973-1989), presidente della Società Aquilana dei Concerti (1973-1992), presidente dell'Accademia Filarmonica Romana (1994-2006), membro del comitato direttivo dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. È direttore artistico del Teatro alla Scala di Milano e sovrintendente del teatro dell'Opera di Roma. Muore a Roma il 21 settembre 2013.