Tommaso Pincio, Il dono di saper vivere

Un romanzo con Caravaggio

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Un trentaduenne chiuso in prigione con una lunga pena davanti; il suo avvocato che lo riempie di libri. Comincia come un romanzo il nuovo libro di Tommaso Pincio, Il dono di saper vivere, pubblicato da Einaudi. Di questo personaggio che si racconta in prima persona scopriamo che da ragazzo veniva chiamato Il Melancolia, che aveva studiato all’Accademia di Belle Arti, che per caso aveva trovato lavoro in una galleria d’arte e che per anni aveva detto in giro di star lavorando a un libro su Caravaggio, da lui rinominato Il Gran Balordo. Nella seconda parte continua il confronto serrato tra l’io narrante e il pittore (li accomuna, scopriremo, l’incapacità di vivere, li separa l’attitudine melanconica propria del primo) ma non siamo più in cella: è Pincio stesso che ha lavorato nella galleria d’arte che ricordava la Fortezza Bastiani e ha tentato di scrivere su Caravaggio (e sullo spirito di Caravaggio, sulla creazione delle sue opere, sui suoi luoghi, sui suoi intenti palesi e nascosti ci offre bellissime pagine). Un romanzo costruito come un gioco di specchi su vita, arte e sconfitta.

Al fondo del rapporto perverso che ho intrattenuto con Caravaggio c’è un nodo irrisolto, una vergogna, un pianto di bambino, una sete di vendetta, una maledizione autoinflitta, qualcosa a cui non so dare una definizione precisa ma che mi appesantisce da anni e che avrei voluto spiegare, sublimare,  superare scrivendone. Non ci sono riuscito e non mi resta che ammettere la sconfitta.

Tommaso Pincio, scrittore, traduttore e pittore, vive e lavora a Roma.Per Einaudi ha pubblicato Un amore dell’altro mondo (2002 e 2014), La ragazza che non era lei (2005), Cinacittà (2008). Tra gli altri suoi libri, Lo spazio sfinito (minimum fax 2010), Hotel a zero stelle (Laterza 2011) e Panorama (NN 2015).