Ungaretti e la poesia in trincea

Il poeta sul suo rinnovamento del linguaggio

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Le poesie che Ungaretti scrive in trincea tra il 1915 e il 1916 sono tra le più memorabili della sua intera produzione. Tornato in Italia da Parigi allo scoppio del conflitto, Ungaretti, fervente interventista, si arruola volontario nel maggio del 1915. Pochi mesi al fronte sono sufficienti per lasciare un'impronta indelebile sulla sua concezione della vita e sul suo stile poetico. L'estrema fragilità della condizione umana, l’attaccamento alla vita, il sentimento della fratellanza nel dolore e l’impressione di poter trovare la salvezza solo nella comunione con la natura,  come “docile fibra dell’universo” che abbandona il sé per sentirsi in armonia con il tutto, diventano i temi dominanti dei suoi versi. Pubblicate una prima volta nel 1916, grazie all’intervento del giovane ufficiale Ettore Serra che le fa stampare nella raccolta Il Porto sepolto, le poesie di guerra di Ungaretti confluiscono poi in  Allegria di naufragi del 1919 e segnano non solo l’inizio della sua fama letteraria ma quello di una vera e propria rivoluzione della poesia italiana.  Il video è tratto daIncontro con Ungaretti” di Ettore della Giovanna del 1961. Veglia, Cima Quattro il 23 dicembre 1915:

Un’intera nottata
Buttato vicino
A un compagno
Massacrato
Con la bocca
Digrignata
Volta al plenilunio
Con la congestione
Delle sue mani
Penetrata
Nel mio silenzio
Ho scritto
Lettere piene d’amore
Non sono mai stato
Tanto
Attaccato alla vita.

Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1888. Nel 1912 si trasferisce a Parigi. Interventista, si arruola volontario e combatte sul Carso dove scopre ben presto il dramma della guerra. Nel 1918 combatte sul fronte francese. Nel 1916 pubblica, grazie all’amico Ettore Serra, Il porto sepolto in 80 esemplari. Nel 1919 pubblica Allegria di naufragi. Nel 1923 ripubblica le poesie di Allegria di naufragi con il primo titolo, Il porto sepolto, con la prefazione di Benito Mussolini. Nel 1936 si trasferisce a San Paolo del Brasile a insegnare letteratura italiana e nel 1942 torna in Italia, nominato Accademico d'Italia e professore per “chiara fama” di Letteratura italiana moderna e contemporanea all'Università “la Sapienza” di Roma. Torna a scrivere poesie sull’insensatezza della guerra nella raccolta Il Dolore del 1947. Nel 1969 l'intera opera poetica è raccolta col titolo Vita d'un uomo come primo volume della collana i Meridiani. Muore nel 1970.