Roberta Scorranese, Portami dove sei nata

Un ritorno in Abruzzo terra di crolli e miracoli

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Un libro con due anime, Portami dove sei nata di Roberta Scorranese (sottotitolo: Un ritorno in Abruzzo terra di crolli e miracoli, editore Bompiani): la rievocazione del mondo contadino e della propria famiglia e la descrizione giornalistica di una regione d’Italia sospesa tra antiche tradizioni e orrori della modernità. Ai capitoli ambientati a Villa San Giovanni (paese d’origine dell’autrice) a partire dal 1942 si alternano capitoli di reportage dall’Abruzzo di oggi che documentano la passione travolgente per il gioco d’azzardo di un ex camionista e sua moglie, la trasgressione di una ragazza che indossa di nascosto i capi d’alta moda ricamati in piccoli laboratori abruzzesi e la desolazione di una donna che ha passato la vita ad accudire i vecchi genitori e dopo il terremoto è rimasta senza un tetto, affidata alla pubblica carità. Ma il vero nucleo di Portami dove sei nata è la storia del nonno Gino, primogenito di undici fratelli, che mette incinta la bella Celestina e deve sposare Chiarina perché è vergine ed è del suo stesso paese. Nel corso degli anni le due donne si incrociano molte volte - la moglie ufficiale rispettata ed agiata, l’altra sempre ai limiti della miseria - tutt’e due incapaci di volersi male, fedele ognuna al proprio destino. Scorranese dà vita a un’epopea in cui trovano spazio il prete che funge da medico perché lo era suo padre; la sartora che fa nascere i bambini; la donna che sfida il marito prendendo la patente per prima in paese; l’uomo bomba sempre immerso nei suoi esperimenti. Riesce a evocare le atmosfere di una regione piena di fascino e a trasmettere la nostalgia per le origini, per il senso di appartenenza a un mondo che resiste all’omologazione imperante.

Io sono i santini appiccicati al muro, io sono i vecchi grembiuli appesi in cantina eppure miracolosamente puliti, io sono le brutte gonne di Celestina e i fazzoletti immacolati di nonna Chiarina, io sono le parolacce di Marescià e le sue pecore capricciose, io sono le forbici della sartora e i racconti infiniti di Lu Re. Io sono tutto questo, perché c’è un momento preciso in cui la vita di appare in forma di racconto. Questo è il mio.

Roberta Scorranese è nata a Valle San Giovanni, in provincia di Teramo. Vive a Milano. Giornalista, lavora al Corriere della Sera dove si occupa di temi culturali e di attualità.