Alessandra Sarchi, La felicità delle immagini, il peso delle parole

Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino, Celati

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Concentrando la sua attenzione su cinque autori chiave del secondo Novecento, Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino e Celati, Alessandra Sarchi in La felicità delle immagini. Il peso delle parole (Bompiani) esplora il tema dei rapporti tra letteratura e arti figurative. Dal sogno moraviano di fare il pittore e dall’ammirazione di questo autore per Renato Guttuso alla passione per il Novecento di Volponi, grande collezionista d’arte, dal ruolo di Masaccio per Pasolini al legame con le fotografie di Luigi Ghirri di Celati, passando per il saggio Dell’Opaco di Calvino Sarchi studia gli sconfinamenti tra pittura e testo letterario. Il nume tutelare di questa ricerca è Roberto Longhi, con il suo metodo di lettura volto a trovare un’equivalenza tra sguardo e parola. Il problema di fondo resta quello della realtà e della ricerca di strumenti per avvicinarsi ad essa nella consapevolezza che “lo sguardo non si limita a contemplare le cose, ma agisce su di esse, entra in relazione con il mondo modificandolo”.

Ho scelto alcuni autori, Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino e Celati, in cui la pittura e l’immagine mediano all’interno della pagina scritta un valore altrimenti non realizzabile, in quanto è lo sguardo inteso come azione che promuove direttamente la parola. Attraverso questi autori, tra i primi esposti alla pressione di nuovi media portatori di narrazione, fotografia e cinema, è possibile seguire una piccola parabola istruttiva su come visione, storia, realtà e irrealtà abbiano cambiato il loro significato in una cinquantina d’anni. 

 Alessandra Sarchi, scrittrice e storica dell’arte, ha pubblicato tre romanzi con Einaudi, Violazione (2012), L’amore normale (2014) e La notte ha la mia voce (2017) vincitore del premio Mondello opera italiana 2017 e della Selezione della Giuria dei Letterati del Premio Campiello 2017. Vive a Bologna.