Arnoldo Foà legge L'Infinito di Giacomo Leopardi

Lettura d'autore

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Uno dei testi più belli e più conosciuti della poesia italiana: L’Infinito di Giacomo Leopardi, scritto nel 1819 e letto dal grande Arnoldo Foà. Il video è tratto dal programma Dal Foglia al Tronto del 1976. L'Infinito, composto da quindici endecasillabi sciolti, appartiene alla serie di scritti pubblicati da Giacomo Leopardi nel 1826 con il titolo Idilli. Il manoscritto originale è conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, insieme ad altre opere del poeta. Sono celebri le dizioni di poesia di Foà, delle quali sono state realizzate registrazioni su vinile negli anni Sessanta (Disco d’oro per il disco di poesie di Garcia Lorca) e recentemente su cd.

L’Infinito
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Arnoldo Foà nasce a Ferrara il 24 gennaio 1916 da una famiglia ebraica, figlio di Valentino e Dirce Levi. Si trasferisce con la famiglia a Firenze, dove studia economia e commercio. Durante il periodo universitario segue corsi di recitazione e a vent'anni abbandona gli studi e si trasferisce a Roma. Per qualche tempo frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia, che deve lasciare a seguito della promulgazione delle leggi razziali fasciste. Nel 1943 si rifugia a Napoli, dove diviene capo-annunciatore e scrittore della Radio Alleata radio PWB: è lui a comunicare l'armistizio con gli Alleati l'8 settembre 1943. Alla fine della guerra, torna al teatro e si unisce a importanti compagnie: Ferrati-Cortese-Scelzo, Ferrati-Cortese-Cimara, Stoppa-Morelli-Cervi (dove collabora con Visconti) e la Compagnia del Teatro Nazionale (Teatro dell'Opera di Roma). Nel 1945 entra nella Compagnia di Prosa della RAI dove svolge un'intensa attività sino agli anni Ottanta. A teatro lavora con registi come Luchino Visconti, Luigi Squarzina, Luca Ronconi e Giorgio Strehler. Da regista mette in scena spettacoli di prosa e di lirica riscuotendo grandi successi. Nel 1957 esordisce come autore teatrale. Ha lavorato in oltre cento film ed è stato tra i protagonisti di alcuni dei più celebri sceneggiati televisivi della RAI, diventando uno dei primi divi della tv: Piccole donne, Capitan Fracassa, Le mie prigioni, Le cinque giornate di Milano, La freccia nera, L'isola del tesoro, Il giornalino di Gian Burrasca, David Copperfield, I racconti del maresciallo, I racconti di padre Brown, Nostromo, Fine secolo e Il papa buono. Nel 1985 ha partecipato alla parodia dei Promessi Sposi realizzata dal Quartetto Cetra interpretando l'Innominato. È morto a Roma l'11 gennaio 2014 a 97 anni. È sepolto nel Cimitero acattolico di Roma.