Giulia Ciarapica, Una volta è abbastanza

Una saga familiare ambientata nelle Marche

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Suona come un inno all’operosità dei marchigiani l’esordio narrativo di Giulia Ciarapica, Una volta è abbastanza, pubblicato da Rizzoli. Ambientato tra il 1945 e il 1965 a  Casette d’Ete, una frazione di Sant’Elpidio a Mare, il libro racconta le vicende di Annetta e Giuliana, due sorelle orfane di padre, che hanno una differenza di età di cinque anni e carattere opposto (estroversa e sfrontata la prima, timorosa e modesta la seconda) ma lo stesso desiderio di darsi da fare, di uscire dalla condizione di privazione in cui sono cresciute sotto la guerra. Entrambe si dedicano all’industria delle scarpe, partendo dal nulla: Annetta impara dal calzolaio di Casette d’Ete, il suo paese, a realizzare una scarpa dall’inizio alla fine; Giuliana e suo marito Valentino fondano il calzaturificio Valens, offrendo lavoro in casa loro ad amici e parenti. Quello di Ciarapica è soprattutto un romanzo di costume: l’autrice si sofferma sulle vicende amorose delle sue sorelle (Valentino era il fidanzato di Annetta ma ha rotto con lei a causa della sua infedeltà mentre era soldato; sposa Giuliana di cui è molto innamorato pur tradendola spesso) e anche su quelle della loro amica Rita, sedotta dal figlio della famiglia ricca per cui fa le pulizie e poi allontanata. C’è la storia straziante di una zia che impazzisce dopo aver perso la figlia per un’appendicite che i medici non operano con la giusta urgenza e c’è l’atmosfera pettegola e partecipe di una comunità molto unita e con scarse opportunità di svago (si fa strada l’intrattenimento televisivo). Il tutto con una lingua molto scorrevole e il colore locale offerto dal dialetto che connota i dialoghi. Finale sospeso che prelude a un seguito (saranno tre i volumi di questa saga familiare marchigiana).

I casettari sono riconoscenti alle albe silenziose, ai tramonti che nessuno vede perché a quell’ora sono ancora chiusi nei laboratori ad attaccare suole, togliere chiodi, passare il mastice e cucire; tutti sono riconoscenti a quella veste ombrosa che il paese conserva e di cui non vuole liberarsi, perché rispecchia il volto della fatica, del sonno pesante, del temporale che allaga le vie. Una terra che trema e che non si dà pace, dura come la paura, forte come la vita.

Giulia Ciarapica, laureata in filologia moderna, collabora con il quotidiano Il Messaggero e gestisce il suo blog (www.giuliaciarapica.wordpress.com). Scrive sul Foglio e sul Messaggero. Ha pubblicato Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché. Si occupa dell’organizzazioni di eventi culturali, in particolare di presentazioni letterarie e anche di incontri legati a festival culturali nelle Marche, dove vive.