Roberto Rossi Precerutti, Un sogno di Borromini

Poesie e prose

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 La raccolta poetica di Roberto Rossi Precerutti, Un sogno di Borromini, pubblicata da puntoacapo, si sviluppa intorno agli aspetti fondamentali della filosofia del grande architetto: la sua ricerca del divino da raggiungere attraverso l’interiorità, la luce come testimonianza di un istante atemporale, il silenzio delle cose. Barocco e insieme non barocco, in quanto non gli interessano la sensualità e l’intreccio delle forme, Francesco Borromini nasce in Canton Ticino da una stirpe di costruttori e scalpellini e a Roma comincia a lavorare con Carlo Maderno. Il suo capolavoro, Sant’Ivo alla Sapienza, cui Precerutti dedica uno dei testi che presenta a Rai Letteratura, è caratterizzato da uno slancio ascensionale che è un viaggio nell’interiorità: la conquista di Dio passa per una drammatica meditazione interiore. In Borromini, nella sua tragica fine, Precerutti vede il paradigma dell’artista moderno, che rompe con le convenzioni del suo tempo. Completano questo excursus all’interno di Un sogno di Borromini la poesia "Infanzia cattolica" che fa parte della sezione "Le cose che non possono più essere raggiunte" di matrice autobiografica e la poesia che chiude la raccolta dedicata all’ultimo Ezra Pound, quello dei Cantos in cui fa il poeta  i conti con la sconfitta e con il bisogno di perdono.
 

Ho attraversato una memoria antica
perché insieme si pensasse alla vita
luminosa d’altezze e alla foresta
dei démoni d’errore ch’entro il buio
portano il mezzogiorno, smisurate
distese dove non si curvano ali.
 
Sono doni terribili queste ali
dell’ingegno che la fatica antica
delle cose ornano da smisurate
quinte: la Sapienza non è che vita
strappata alla gabbia atroce di buio
e sepolture, alla forte foresta.

Roberto Rossi Precerutti nasce l’8 giugno 1953 a Torino, dove vive, da famiglia lombardo-piemontese di antica origine, al cui ramo fiorentino appartenne Ernesto Rossi, insigne figura di antifascista, politico ed economista. Presso l’editore Crocetti, per il quale ha curato Le più belle poesie di Stéphane Mallarmé (1994) e Le più belle poesie di Arthur Rimbaud (1995), è stata pubblicata la raccolta,  Una meccanica celeste (2000). Sulla rivista “Poesia” sono apparse sue traduzioni da Arnaut Daniel e altri trovatori, Gide, Desnos, Góngora, Yourcenar, Sully-Prudhomme, Claudel, Louÿs, La Tour du Pin, Mallarmé, Cros, Radiguet, Béquer, Péguy. Suoi inediti sono stati ospitati, tra l’altro, su “Nuovi Argomenti” e “Poesia”. Tra i suoi ultimi libri: Rimarrà El Greco,Crocetti 2015; Vinse molta bellezza , Neos Edizioni 2015; Domenica delle fiamme, Aragno 2016; Fatti di Caravaggio, Aragno 2016; Un sogno di Borromini, puntoacapo 2018; Un impavido sonno, Aragno 2019.