Angelo Longoni, Modigliani il principe

Gli amori, l'arte, la malattia

Condividi

In Modigliani il principe (Giunti) Angelo Longoni racconta la vicenda umana del grande artista nato a Livorno. La narrazione si concentra soprattutto sugli anni parigini, anni di grandissima creatività, di difficoltà economiche ed esistenziali. Amedeo Modigliani, bello, pieno di talento, amatissimo dalle donne, soffre fin da piccolo di una salute delicata. Costretto a convivere con la tisi, sceglie di non condurre un'esistenza morigerata: si riduce più di una volta in fin di vita esponendosi alle intemperie, esagera con alcol e droghe, e si ostina a scolpire anche se la polvere del marmo gli è nociva. A Parigi Modigliani entra in contatto con altri artisti, lega soprattutto con Costantin Brancusi e Maurice Utrillo, frequenta Pablo Picasso senza provare simpatia per lui. Tra i suoi grandi amori c’è la poetessa russa Anna Achmatova, allora molto giovane e appena sposata, ma la storia più straziante è quella di Jeanne Hébuterne, che s’innamora di lui quando è ancora una ragazzina, ha una figlia con lui, viene osteggiata dalla propria famiglia e alla sua morte si suicida incinta. Longoni si cala nel personaggio di Modigliani, ci fa sentire l'intensità dei suoi slanci e dei suoi tormenti.

È tutto così disordinato intorno a me. Il disordine non è creativo. È un imbroglio a cui ho sempre creduto, ma adesso so che non è vero. L’ordine è quello di cui ho bisogno, ma ormai non l’avrò più. Prima lo disprezzavo, lo fuggivo. L’ordine è dei borghesi, dicevo, delle persone senza fantasia. Lo pensavamo tutti. Invece no, avere ordine nel cuore e nella testa salva la vita e la salva a chi ti sta vicino. Le emozioni forti: sfortuna, paura, rabbia e passione sono figlie del caos e non mi hanno mai portato in un luogo piacevole. Ora sono in questo appartamento sporco con un letto impolverato, un tavolo, quattro sedie zoppe, una credenza vuota, dei cavalletti inutili e tre quadri. Solo tre quadri, tre ritratti, uno di Lunia, uno di Jeanne e uno di noi… non ricordo nemmeno il nome di quell’uomo.

Angelo Longoni è nato a Milano, è drammaturgo, regista e narratore. Nel 1989 scrive Naja, la cui versione cinematografica esce nel 1997. Tra le sue opere teatrali più note: Uomini senza donne, che porta anche al cinema, Xanax, Vita, Testimoni, Col piede giusto, Boomerang, Modigliani. Tra le serie televisive: Le madri, Caravaggio, Tiberio Mitri. Per il cinema: Facciamo fiesta, Non aver paura, Maldamore. Ha pubblicato per Mondadori Naja, Caccia alle mosche, Siamo solo noi e per Iacobelli Vita.