Carlo D'Amicis, Il ferroviere e il golden gol

Sognando di allenare

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A più di vent’anni dalla sua pubblicazione, torna in una nuova edizione rivista dall’autore, Il ferroviere e il golden gol di Carlo D’Amicis (66than2nd). Il libro racconta le vicende di un ferroviere pugliese cassaintregrato che vede il mondo attraverso la lente del calcio; di là dalla trama quello che conta è la capacità dello scrittore di sprofondare il lettore in un universo parallelo in cui calciatori e partite sono più reali del reale. Il ferroviere non ha una vita molto felice: ha ereditato il lavoro dopo la morte improvvisa del padre; la madre si disinteressa di lui; il fratello che è in sedia a rotelle dopo un incidente continua a fargli pesare la sua superiorità come quando erano bambini; l'adorata cognata si concede a molti ma non a lui. Un giorno il protagonista incontra in treno L.M., un grande allenatore e da quel momento si mette in testa di essere diventato il procacciatore di giovani promesse del calcio. Ne seleziona diciassette, fa firmare ai genitori contratti su tovaglioli. La Juventus lo diffida dall’usare il suo nome, ma alla fine il ferroviere riesce a realizzare il sogno di assistere a una partita mitica…  

Era chiaro fin dal primo momento, quando ci ritrovavamo per scegliere il campetto dove allenarci, che in quel campetto stabilivamo la nostra casa. Il mondo esterno veniva relegato al campo per destinazione, dove ciascuno confinava i propri nemici, compresi i dubbi e le paure che ci attraversavano come un’invasione di campo. Più che invasi, però, eravamo invasati, il gioco di piede ci prendeva la mano e alla fine di ogni allenamento, montando sull’Espace, propositi, chimere e percezioni della realtà si mescolavano in frasi secche e concitate: “Mister, più forte di Del Piero sto diventando – non è vero?”

  
Carlo D’Amicis (Taranto, 1964) vive e lavora a Roma. Tra i suoi romanzi: Escluso il cane (2006, pubblicato anche in Francia presso Gallimard), La guerra dei cafoni (2008, selezione premio Strega), La battuta perfetta (2010), Quando eravamo prede (2014) e Il gioco (2018, finalista al premio Strega). Da La guerra dei cafoni è stato tratto il film omonimo di Davide Barletti.