Torna a speciale scrivere un classico nel novecento

    Il nome della rosa di Umberto Eco

    Con Matteo Motolese

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    Uscito nel 1980 per Bompiani, Il nome della rosa è il primo romanzo scritto da Umberto Eco, all’epoca quarantaseienne e molto noto come semiologo. In questo libro che Eco scrive per pura passione, vincendo l'imbarazzo di passare dal ruolo di critico a quello di narratore, convergono i suoi interessi principali: quello per i libri antichi, quello per i gialli, quello per il comico, quello per il Medioevo. Partendo dal topos del manoscritto ritrovato, Il nome della rosa racconta attraverso la voce di Adso da Melk, un novizio benedettino, la storia dell’indagine da lui compiuta al seguito del frate francescano, Gugliemo da Baskerville. L’azione si svolge in sette giorni alla fine del 1327 all'interno di un monastero del Piemonte. Vincitore del premio Strega nel 1981, il libro è stato tradotto in quaranta lingue e ha venduto nel mondo cinquanta milioni di copie; nel 1986 ne è stato tratto un film per la regia di Jean-Jacques Annaud con Sean Connery, e nel 2019 una miniserie diretta da Giacomo Battiato per Rai Fiction con John Turturro. Matteo Motolese, docente di Linguistica italiana all’università La Sapienza di Roma, ha studiato gli autografi di Umberto Eco per il suo libro Scritto a mano, Otto capolavori della letteratura italiana da Boccaccio a Eco, edito da Garzanti. Qui ci conduce all’interno del romanzo, ricostruendo la sua genesi, la sua attenta pianificazione, il gioco letterario che richiama le figure di Sherlock Holmes e Watson, le critiche ricevute al momento della pubblicazione e l’enorme successo di pubblico in tutto il mondo.

    Perché leggere Il nome della rosa oggi? Per tre motivi. Primo perché è un libro molto divertente da leggere,  pensato per il piacere del lettore e questo in letteratura conta molto. Secondo perché ci trasporta in un tempo diverso dal nostro, il Medioevo, che però ha una serie di affinità con il nostro mondo e ci immerge in quel mondo mettendoci in contatto con esso meglio che attraverso la lettura di un manuale, e terzo perché racconta quanto siano stati importanti nel passato i libri, quegli oggetti che hanno contenuto le idee che gli uomini hanno elaborato nel corso del tempo ma che contengono in sé meglio di qualsiasi altra cosa l’essenza di un tempo.

     
    Matteo Motolese (Roma, 1972) insegna Linguistica italiana all’Università La Sapienza di Roma. Dirige, insieme con Emilio Russo, il più importante censimento dei manoscritti autografi degli scrittori italiani. Collabora con il supplemento domenicale del Sole 24 Ore. Il suo Scritto a mano, Otto capolavori della letteratura italiana da Boccaccio a Eco è edito da Garzanti.

    Si ringrazia la Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana per aver ospitato le riprese della puntata.