Gabriella Sica, Poeti del '900

Ungaretti, Montale, Saba, Caproni, Penna, Pasolini

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Sei video dedicati a grandi poeti del Novecento italiano: Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Umberto Saba, Giorgio Caproni, Umberto Saba, Sandro Penna, Pier Paolo Pasolini. Gabriella Sica, ideatrice e realizzatrice del ciclo Poeti del '900 con la regia di Gianni Barcelloni, ora visibile integralmente su Raiplay, racconta qui come lo ha realizzato e parla del valore della poesia nei momenti di crisi e difficoltà.

La poesia nei tempi di crisi rivela una forza insospettabile e anche una necessità che s'impone da sola.


In Giuseppe Ungaretti, vita di un uomo si evidenzia lo stile veemente con cui il poeta recita le sue poesie sul filo della memoria. Dalla nascita ad Alessandria d’Egitto al periodo parigino, dall’esperienza romana al trasferimento a San Paolo del Brasile,un Ungaretti ormai anziano ripercorre le tappe della propria biografia e della propria opera. Pubblica le prime poesie su" Lacerba" su invito di Papini e Soffici; scrive Il porto sepolto in trincea sui pezzi di carta che riesce a rimediare, e compie una rivoluzione linguistica, asciugando il linguaggio fino a ridurlo all’essenziale. Gli stati d’animo e i luoghi sono fonte d’ispirazione dei suoi versi. La raccolta Il dolore pubblicata nel 1947 nasce da due tragedie: una personale (la morte del figlio di otto anni) e una universale (la guerra). Ungaretti parla anche del suo lavoro di docente, del piacere di confrontarsi con le giovani generazioni, dichiara di aver sempre da imparare qualcosa e si definisce “un vecchio discepolo della vita”.

Eugenio Montale è un ritratto del poeta attraverso interviste e sue letture di poesie. Montale racconta la sua formazione (ultimo di sei figli dichiara di essere stato quello con meno attitudine letteraria); la scoperta della musica e dell’inglese studiato da autodidatta; l’incontro con Piero Gobetti a Torino; la pubblicazione della sua prima raccolta, Ossi di seppia; l’aspirazione a diventare un baritono archiviata dopo la morte del proprio maestro; il lavoro presso Bemporad a Firenze (che gli chiedeva di trovare un nuovo Pinocchio); la direzione del Gabinetto Viesseux tenuta fino al '38 (quando viene licenziato perché non è iscritto al partito fascista); la collaborazione a Solaria e poi il trasferimento a Milano e il lavoro di giornalista presso il Corriere della Sera (con la scoperta del piacere di condividere la vita di redazione). Sono evocate le donne di Montale: dalla moglie Drusilla Tanzi, detta Mosca e Maria Luisa Spaziani, Volpe; le sue case; il suo amore per la pittura; le sue predilezioni letterarie, ma soprattutto il video è un viaggio dentro la poesia montaliana condotto attraverso la voce dell'autore.

Umberto Saba: il Canzoniere si apre con Umberto Saba anziano che legge dalla sua raccolta Cinque poesie per il gioco del calcio. La vita del grande scrittore triestino viene raccontata attraverso la sua opera fondamentale, Il Canzoniere. Si parla di infanzia (Saba crebbe senza padre e questo rappresentò un grande ferita per lui); di affetti, in primo luogo per la moglie Lina; della libreria antiquaria che fu il suo rifugio; della propria città Trieste; di psicanalisi; di Gabriele D’Annunzio, Italo Svevo e Eugenio Montale; dell’amore per gli animali e in particolare per gli uccelli. 

Due sono i principali poli geografici della poesia di Giorgio Caproni: la sua città natale, Livorno e la città in cui vive da quando ha dieci anni, Genova (“io sono fatto di Genova” dice in questo video). Giorgio Caproni: il seme del piangere ricostruisce il percorso umano e letterario del grande poeta nato nel 1912. Caproni racconta di essere approdato alla poesia attraverso la musica: studiava composizione e a un certo punto provò a scrivere da solo le parole. Tra i classici rivela la sua predilezione per Tasso, Carducci, Luzi, Montale, Ungaretti, Leopardi, mentre Saba lo scopre più tardi. Una figura fondamentale nella sua vita è quella della madre, la cui storia racconta nella raccolta Il seme del piangere: Annina, sarta vivace e ambiziosa, che suona la chitarra e ama la vita è per Caproni la ragazza di cui si sarebbe potuto innamorare. Caproni si sofferma anche sulla sua attività di traduttore: cominciata per bisogno, diventa una passione dopo essersi imbattuto in Céline. La forma del suo poetare è solo apparentemente tradizionale e riguardo alla rima Caproni dice che non è un ornamento, “è un modo per far consonare insieme due idee e far scaturire una terza idea, un’emozione nel lettore”.

Di Pasolini nel video a lui dedicato, Pier Pasolini poeta, si racconta, attraverso la sua stessa voce, soprattutto la precoce e duratura vocazione poetica. Nato a Bologna il 5 marzo 1922, qui Pasolini frequenta il liceo classico Galvani e grazie al professore Antonio Rinaldi scopre Rimbaud e l’antifascismo. Durante la Resistenza perde suo fratello che combatte con i partigiani e questa resta a lungo una ferita aperta. Lo scrittore si sofferma sui rapporti con i suoi genitori: grande attaccamento alla madre, grande freddezza con il padre ufficiale, che ha idee diametralmente opposte alle sue. Gli anni quaranta sono quelli di Casarsa, il paese materno, con la scoperta del friulano, lingua in cui scrive versi, e un’adesione alla religione contadina. Pasolini si laurea con una tesi su Pascoli, lavora come maestro e pubblica le prime poesie. Roma è una scoperta degli anni cinquanta: Pasolini resta incantato dalle borgate e provocatoriamente dichiara di amare chi non è andato oltre la quarta elementare e non è stato traviato dalla cultura piccolo borghese. Negli anni sessanta avviene il passaggio al cinema e al teatro: il linguaggio cinematografico appare a Pasolini il mezzo per uscire dai confini nazionali e dai limiti di una lingua, l’italiano, troppo ancorata ai modelli letterari. Verso la fine della sua vita Pasolini intensifica la polemica contro lo sviluppo (non il progresso) a favore del consumismo e dell’appiattimento.

Sandro Penna (Perugia 1906 – Roma 1977) ha proposto un suo personalissimo percorso poetico nel nostro '900, lontano da scuole e correnti ideologiche e nutrito soprattutto dai temi del desiderio e dell'amore omosessuale, sempre espressi con stupefacente semplicità e naturalezza.

Gabriella Sica, originaria della Tuscia, vive dall’infanzia a Roma dove ha insegnato all’Università La Sapienza.  Dopo lunga gavetta, inizia a pubblicare i suoi testi poetici sulla rivista «Prato pagano» (che dirige dal 1980 al 1987 e dove si ritrovano poeti della "generazione dell'80" e della "parola ritrovata") e sull'«Almanacco dello Specchio» nel 1983. Nel 1986 pubblica il suo primo libro di poesie, La famosa vita (Premio Brutium-Tropea). Seguono Vicolo del Bologna, Poesie familiari (Fazi Editore, 2001, Premio Internazionale Poesia Camaiore”), Poesie bambine, Le lacrime delle cose (2009, Premio Alghero Poesia, Premio Garessio-Riccie e altri). Il suo più recente libro in versi è uscito a fine 2019 per Interno Poesia e si intitola Tu io e Montale a cena. Tra i vari riconoscimenti, ha ricevuto nel 2014 il Premio Internazionale del “Lerici Pea” per l’Opera poetica. Tra i libri in prosa: Sia dato credito all’invisibile. Prose e saggi (2000), Emily e le Altre. Con 56 poesie di Emily Dickinson (2010) e Cara Europa che ci guardi. 1915-2015 (2015). Ha sempre lavorato, oltre che sulla parola, anche sull’immagine in vari modi. Tra l’altro ha realizzato con il regista Gianni Barcelloni per Rai Educational, nel periodo che va dal 1995 al 2000, sei video, Poeti del '900 su Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Umberto Saba, Sandro Penna e Giorgio Caproni  (i prime tre pubblicati in VHS nel 2000 e 2001 da Einaudi, e poi in una edizione DVD dalla Rai).