Giorgio Caproni: Il seme del piangere

Giorgio Caproni: Il seme del piangere

Poeti del '900 di Gabriella Sica

Giorgio Caproni: Il seme del piangere

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Due sono i principali poli geografici della poesia di Giorgio Caproni: la sua città natale, Livorno e la città in cui vive da quando ha dieci anni, Genova (“io sono fatto di Genova” dice in questo video). Giorgio Caproni: il seme del piangere rientra nel ciclo Poeti del ‘900 di Gabriella Sica con la regia di Gianni Barcelloni e ricostruisce il percorso umano e letterario del grande poeta nato nel 1912. Caproni racconta di essere approdato alla poesia attraverso la musica: studiava composizione e a un certo punto provò a scrivere da solo le parole. Tra i classici rivela la sua predilezione per Tasso, Carducci, Luzi, Montale, Ungaretti, Leopardi, mentre Saba lo scopre più tardi. Una figura fondamentale nella sua vita è quella della madre, la cui storia racconta nella raccolta Il seme del piangere: Annina, sarta vivace e ambiziosa, che suona la chitarra e ama la vita è per Caproni la ragazza di cui si sarebbe potuto innamorare. Caproni si sofferma anche sulla sua attività di traduttore: cominciata per bisogno, diventa una passione dopo essersi imbattuto in Céline. La forma del suo poetare è solo apparentemente tradizionale e riguardo alla rima Caproni dice che non è un ornamento, “è un modo per far consonare insieme due idee e far scaturire una terza idea, un’emozione nel lettore”. 

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.
 
Rime che a distanza
(Annina era cosí schietta)
conservino l'eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.


Giorgio Caproni nasce a Livorno il 7 gennaio 1912. Dal 1922 vive a Genova, sua città adottiva. Lavora come violinista, commesso, impiegato, maestro elementare. Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipa alla Resistenza in Val Trebbia; dal '45 alla morte trascorre la sua vita a Roma, dove collabora con diverse riviste. Tra le sue raccolte poetiche: Come un'allegoria, 1936; Cronistoria, 1943; Stanze della funicolare, 1952; Il passaggio d'Enea, 1956; Il seme del piangere, 1959; Congedo del viaggiatore cerimonioso e altre prosopopee, 1965; Il "Terzo libro" e altre cose, 1968; Il muro della terra, 1975; Il franco cacciatore, 1982; Il conte di Kevenhüller, 1986. Traduce Apollinaire, Proust, Céline, Cendrars. Muore a Roma il 22 gennaio 1990.

Gabriella Sica è nata a Viterbo e vive a Roma dall'età di dieci anni. Inizia a pubblicare i suoi testi poetici sulla rivista «Prato pagano» nel 1980 e su l'«Almanacco dello specchio» nel 1983. Nel 1986 pubblica il suo primo libro di poesie, dal titolo La famosa vita. Il suo libro Poesie familiari (Fazi Editore, 2001), riceve il Premio Internazionale di Poesia Camaiore. A partire dagli anni '80 inizia a svolgere un'intensa attività nell'ambito della poesia contemporanea, aggregando attorno alla rivista «Prato pagano», che dirigerà dal 1980 al 1987, molti poeti della cosiddetta "generazione dell'80" (detta anche della "parola ritrovata"). Ha curato antologie poetiche (La parola ritrovata. Ultime tendenze della poesia italiana, Marsilio, 1995) e scritto saggi Scrivere in versi. Metrica e poesia (Pratiche 1996; nuova edizione aggiornata e ampliata, il Saggiatore 2003). La sua serie televisiva, Poeti del '900, è dedicata a Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Umberto Saba, Sandro Penna e Giorgio Caproni.