Mariantonia Avati, A una certa ora di un dato giorno

L'esame istologico di una relazione amorosa

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Emma vive una relazione malata con Luca, ma non riesce a separarsi da lui. Lucidamente registra la violenza verbale che la investe, le bugie e la dipendenza da droga mai superata del marito; la psicoterapia la aiuta a fare chiarezza, eppure dentro di lei c’è ancora il desiderio che tutto si aggiusti e il sogno di salvare Luca da sé stesso e dai suoi fantasmi. Mariantonia Avati in A una certa ora di un dato giorno (La Nave di Teseo) s’inoltra nella psiche della protagonista, ne descrive scena per scena le reazioni di fronte all’uomo che ama e ricostruisce con vari flash back i traumi di un’infanzia funestata dall’inafferabilità paterna e dalla gelosia materna, fino alla sparizione del padre quando lei ha sedici anni.  Un Natale la situazione tra Emma e Luca precipita…

La compassione è un sentimento subdolo, attanaglia lo stomaco, offusca i pensieri, cancella esperienza e maturità, tende ad avvicinare anche ciò che sarebbe più prudente mantenere distante, ma soprattutto distorce la realtà, e quando la si prova i fatti non sembrano più quello che sono, ma si trasformano in quanto vorremmo fossero.


Mariantonia Avati nasce a Bologna nel 1966. Ancora bambina si trasferisce a Roma, assieme alla famiglia. Parallelamente agli studi di Psicologia e di Storia medievale comincia a
lavorare come aiuto regista, soggettista e sceneggiatrice. Si occupa poi di produzione cinematografica. Con il marito Andrea Scorzoni, fa nascere la “Matteo Cinematografica”, società per la quale realizza come regista Per non dimenticarti. Al film fanno seguito altri due lungometraggi e serie televisive, oltre a documentari. Ha esordito come autrice nel 2018 con Il silenzio del sabato, pubblicato dalla Nave di Teseo