Paolo Di Stefano, Noi

Pastorale siciliana

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Una famiglia emigrata a Lugano ma legatissima ad Avola, il paese siciliano da cui è partita; un padre che è un bravo professore di latino e italiano, ma anche un uomo chiuso e orgoglioso dagli improvvisi furori; la tragedia della morte per leucemia di un fratello ad appena cinque anni: questi i temi principali del romanzo Noi di Paolo Di Stefano pubblicato da Bompiani. Nelle quasi seicento pagine di questa storia familiare si ricostruisce il mondo della Sicilia arcaica a partire dal nonno Giovanni, pecoraio analfabeta, che fa la ricotta, tradisce la moglie ogni volta che può e la picchia pure. Vanuzzo, suo figlio, padre dello scrittore, tenta in tutti i modi di emanciparsi da questa realtà: fa il telegrafista a Roma, il venditore di targhe commemorative a Milano, riesce a laurearsi studiando di notte dopo essersi sposato e aver avuto tre figli, va a vivere sul Lago di Como e poi in Svizzera, ma appena può torna dai suoi e continua a sperimentare la sua estraneità nei loro confronti. Tra le pagine affiora la voce di Claudio, il fratello perduto che da un aldilà commenta la sua fine e le vicende dei suoi familiari prima e dopo il suo passaggio sulla terra. I vivi e i morti convivono in un racconto ricco di ritratti indimenticabili: dalla zia ‘Nzula, piena di figli ma capace di occuparsi anche di quelli degli altri; alla madre Dina, che con i suoi svenimenti placa gli scoppi di rabbia del marito, dagli amici siciliani che tirano su il morale di Vanuzzo allo zio Salvatore, bravissimo con i motori allo zio Pierino con la battuta sempre pronta. Uno sguardo ironico e affettuoso al come eravamo e a come non siamo più, una vicenda privata in cui si riflettono i principali aspetti della forma presa dall'italianità nel Novecento. 

Si sarà capito che questa storia difetta alquanto di tensione tragica e di alone eroico o esemplare: si pensa di aver vissuto chissà che, e a conti fatti, scrivendo, si va scoprendo di non aver vissuto che cose normali, normalmente eccezionali, normalmente noiose, dolori veri che sbiadiscono o diventano altro, rimpianto o desiderio, cose normalmente prive di quella unicità irripetibile che ci vedevi nel momento in cui. 

Paolo Di Stefano è nato ad Avola (Siracusa) nel 1956. È inviato del Corriere della Sera. Ha pubblicato poesie, racconti, inchieste e romanzi. Ha esordito nella narrativa con Baci da non ripetere (Feltrinelli, 1994) a cui sono seguiti, sempre per Feltrinelli, Azzurro troppo azzurro (1996); Tutti contenti (2003); Aiutami tu (2005). Tra gli altri: Nel cuore che ti cerca (Rizzoli 2008), La catastròfa. Marcinelle 8 agosto 1956 (Sellerio 2011), Giallo d’Avola (2013), Sekù non ha paura (Solferino, 2018), Il ragazzo di Telbana (Giunti, 2019). Come Nino Motta ha scritto La parrucchiera di Pizzuta (Bompiani, 2017).