Mattia Insolia, Gli affamati

La solitudine di due fratelli

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Due fratelli di Camporotondo, un piccolo paese del Sud, possono contare solo l’uno sull’altro: Gli affamati di Mattia Insolia (Ponte alle Grazie) mette in scena Paolo e Antonio, la loro solitudine, la loro povertà e la loro frustrazione. Paolo ha ventidue anni e lavora in un cantiere che odia; Antonio ne ha diciannove, sta finendo la scuola, passa il tempo a farsi le canne con il suo amico Italo. Intorno a loro un paesaggio degradato e una casa che cade a pezzi. La rabbia che anima Paolo (Insolia ce lo presenta come “avido di distruzione”) si sfoga buttando massi dai cavalcavia, dando fuoco a un cane, picchiando lo zio al funerale della nonna, massacrando il coetaneo con cui ha fatto sesso da giovane, attaccando violentemente briga con il capocantiere. Il ritorno a casa della madre che li aveva abbandonati da piccoli per sfuggire alla persecuzione del marito, getta benzina sul fuoco del suo risentimento fincché il più mite Antonio non riesce più a tenerlo a bada. Il ritratto realistico e spietato di una provincia dimenticata da tutti, in cui l'invidia per i più fortunati avvelena il sangue e impedisce ogni riscatto. 

Il pezzo di giardino dietro casa era diventato una discarica a cielo aperto. Le loro camere da letto davano su quell’angolo di verde e se dovevano buttare qualcosa lo facevano dalla finestra. Il prato era giallo e duro come cemento. Rovi ed erbacce si erano accaniti sullo scivolo e sull’altalena, divorando la loro infanzia. Paolo ci pisciava pure, lì sotto; in piedi, su una sedia, si calava le braghe e orinava dalla finestra. 


Mattia Insolia è nato a Catania nel 1995. Si è laureato in Lettere a La Sapienza di Roma con una tesi sul movimento letterario dei Cannibali italiani, ha proseguito gli studi in Editoria e ha pubblicato racconti per antologie di vario genere. Negli anni ha scritto per diverse riviste di cultura e oggi collabora con L'Indiependente, per cui si occupa di critica letteraria e cinematografica.