Daniela Gambaro, Dieci storie quasi vere

Dentro le crepe della vita familiare

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In Dieci storie quasi vere (Nutrimenti) Daniela Gambaro scruta dentro i rapporti familiari, ne evidenzia le frizioni. Da una parte riproduce le sensazioni dei bambini, la capacità di attaccamento a un amico, un animale, una babysitter e la capacità di contrasto (come in "Mia sorella s’illumina" che chiude la raccolta), d’altra analizza la coppia, le sue bugie, le strategie che mette in campo per andare avanti (in "Una stanza in più" Anna e Sandro ritrovano una specie di armonia, dopo il tradimento di lui, abbattendo la casetta in cui lui si isolava in casa per suonare; in "We Should" è l’inglese parlato in modo approssimativo a creare uno spazio al riparo dai figli). Gambaro descrive anche tentativi di scendere a patti con il dolore, o di superarlo: quello di una madre alle prese con la depressione post partum in "Branchie" e quello della madre che parte con le amiche anni dopo aver perso la figlia in "La Llorona". Menzione speciale al Premio Calvino 2019.

Mi sembra che il petto mi si apra come a te le ginocchia quando sei caduto, e il sole mi picchia in testa anche se sono all’ombra, capisco che questo è quello che aspetto di sentirmi dire da quando ti conosco, ossia da quella volta che tu e tua cugina mi avete incontrato: io mi ero appena trasferita e non sapevo parlare ancora bene il dialetto, né andare in bici senza mani, né sputare lontano, e per questo, credo, tu e tua cugina non vi sforzate nemmeno di imparare il mio nome. “Può venire la bambina a giocare?”, chiedevate a mia madre, dopo aver suonato il campanello di casa.

Daniela Gambaro è nata ad Adria, nel 1976. Si è laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Padova, ha frequentato il corso di Sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e oggi lavora come sceneggiatrice per il cinema e la tv. Vive a Roma. Dieci storie quasi vere è il suo esordio nella narrativa.