Nicola Lagioia, La città dei vivi

Dentro il delitto Varani

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Un delitto efferato che si consuma senza un perché sullo sfondo di una Roma livida come non mai: in La città dei vivi (Einaudi), come aveva fatto Truman Capote in A sangue freddo, Nicola Lagioia si cala nell’omicidio di Luca Varani e attraverso questo caso conduce una potente esplorazione sul tema della colpa. I due assassini, Manuel Foffo e Marco Prato, si accaniscono sul giovane, scelto a caso tra i contatti in rubrica, nell'appartamento del primo, stremati da giorni passati a drogarsi e a bere; sfogano su di lui le loro peggiori pulsioni e frustrazioni, ma già di fronte al cadavere non riescono a capire come possa essere successo, non riescono a sentirsi colpevoli. Lagioia parla con i familiari dei tre giovani di estrazione sociale diversa, ognuno proveniente da una parte di Roma che raramente viene in contatto con le altre; si confronta con i giornalisti, i poliziotti e i magistrati che si sono occupati dell'omicidio; restituisce un profilo complesso e credibile a ognuno dei tre protagonisti. Descrive anche il proprio coinvolgimento emotivo in questo delitto, facendo riaffiorare i ricordi di un momento di profondo sbandamento e infelicità provato da ragazzo. Un romanzo che parte dalla cronaca e arriva a scrutare nei demoni che l’essere umano porta dentro di sé, una scrittura capace di restituire con precisione i luoghi e le atmosfere in cui si è scatenata la ferocia e di analizzare la sua eco mediatica quasi altrettanto crudele.
 

Se Marco Prato e Manuel Foffo – pensai allora, continuando a riflettere sulle questioni che non mi davano pace – si erano lasciati vincere dalla paura atavica che porta ad accanirsi sul più debole, ed era qui che bisognava isolare la loro colpa, rintracciare la loro responsabilità, circoscrivere la loro scelta in modo che non evaporasse (colpire per sottrarsi alla paura di essere colpiti: sentirsi nulla; ridurre l’altro al nulla), come era possibile condurli almeno astrattamente a questo tipo di consapevolezza? Poiché, continuavo a ripetermi, un colpevole che non ha più strumenti per riconoscersi tale intacca l’idea stessa di colpa, di responsabilità, quindi di scelta, che cosa bisognava fare per evitare che questi concetti – disgregandosi per un numero crescente di persone – cominciassero a corrompersi anche in chi li reputava fondamentali? 


Nicola Lagioia è nato a Bari nel 1973. È direttore del Salone internazionale del Libro di Torino e conduce Pagina 3 su Rai Radio 3. Con minimum fax ha pubblicato Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (2001), e con Einaudi Occidente per principianti (Supercoralli 2004), Riportando tutto a casa (ultima edizione ET Scrittori 2017; Premio Viareggio-Rèpaci, Premio Vittorini, Premio Volponi), La ferocia (Supercoralli 2014, Super ET 2016; Premio Strega 2015) e La città dei vivi (Supercoralli 2020).