Massimo Bacigalupo: Louise Glück attraverso due raccolte

L'iris selvatico e Averno

Vincitrice del premio Nobel per la letteratura nel 2020, Louise Glück era già nota in Italia per due raccolte tradotte da Massimo Bacigalupo, L’iris selvatico e Averno che tornano ora riviste nella bella veste del Saggiatore. Per L’iris selvatico, scritta nel 1992, che valse a Glück il premio Pulitzer nell’anno successivo, Bacigalupo nella sua posfazione parla di “teologia in giardino”. Dando la parola ai fiori, l’autrice parla di sé e parla con Dio, sottolineandone risentita il silenzio. In Averno del 2006 ritroviamo cenni autobiografici anche se mascherati nel contesto di un viaggio agli inferi. La figura centrale qui è quella di Persefone, l’Averno è metafora dell’inferno che prima o poi tutti visitiamo. Una poesia, quella di Glück, secondo Bacigalupo, che ci fa da guida in queste due raccolte, "che guarisce", che ci mostra come nonostante tutto sia possibile trovare una voce ed essere in pace con sé e con il mondo.
 

Alla fine del mio soffrire
c’era una porta.

Sentimi bene: ciò che chiami morte
Lo ricordo.

Sopra, rumori, rami di pino smossi.
Poi niente. Il sole debole
tremolava sulla superficie secca.

È terribile sopravvivere 
come coscienza
sepolta nella terra scura.

Poi finì: ciò che temi, essere
un’anima e non poter
parlare, finì a un tratto, la terra rigida
un poco incurvandosi. E quel che mi parve
uccelli sfreccianti in cespugli bassi.

Tu non ricordi 
passaggio all’altro mondo
ti dico che seppi parlare di nuovo: tutto ciò
che ritorna dall’oblio ritorna
per trovare una voce:
dal centro della mia vita venne
una grande fontana, ombre blu
profondo su acqua di mare azzurra.


Louise Glück nasce a New York il 22 aprile 1943 in una famiglia di immigrati ebrei ungheresi. Ha pubblicato dodici antologie di poesie. Nel 1993 vince il Premio Pulitzer per la poesia per la sua raccolta The Wild Iris, ottenendo il primo di una lunga serie di riconoscimenti, tra cui il titolo di poeta laureato degli Stati Uniti nel 2203 e nel 2014 vince il National Book Award per la poesia nel 2014. Nel 2020 le è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura "per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l'esistenza individuale”. Insegna poesia all'Università di Yale.

Massimo Bacigalupo nasce a Rapallo nel  1947. Studia a Roma e a New York, è autore di film sperimentali negli anni 1960-70, quindi si dedica agli studi letterari. Docente di letteratura inglese e americana prima a Catania, poi a Udine e infine a Genova, si è dedicato a una serie di studi e traduzioni di autori americani e britannici, quali Ezra Pound, Emily Dickinson, William Butler Yeats, Herman Melville, Wallace Stevens (tra le opere L'ultimo Pound, 1981, Premio Viareggio Opera Prima 1982, Grotta Byron. Luoghi e libri, 2001, Angloliguria. Da Byron a Hemingway, 2017). È stato presidente dal 2001 al 2004 dell'AISNA (Associazione Italiana di Studi Nord Americani). È professore emerito di letteratura angloamericana dell'Università di Genova e membro effettivo dell'Accademia Ligure di Scienze e Lettere.