Storie di gente felice secondo Carmen Giorgietti Cima

    Storie di gente felice secondo Carmen Giorgietti Cima

    Una raccolta di racconti di Lars Gustafsson

    Storie di gente felice secondo Carmen Giorgietti Cima

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    A quattro anni dalla scomparsa, Iperborea, sua storica casa editrice italiana, manda in libreria una raccolta di racconti di Lars Gustafsson, considerato il più internazionale scrittore svedese contemporaneo. Storie di gente felice è un libro uscito esattamente quarant'anni fa,  che, letto oggi, non sembra affatto invecchiato. Vi ritroviamo infatti temi tanto universali quanto cari all'autore, che non smette di indagare sull uomo, l'identità, il tempo, col suo consueto sguardo arguto, profondo, ma anche leggero e ironico. Ambientati in Cina, Svezia, Grecia, Texas e anche in Italia, questi racconti sono una fedele testimonianza del cosmopolitismo di uno scrittore originalissimo,capace di conquistare il lettore con la sua erudizione, raffinatezza, profondità e sottile umorismo.
    Quello che lo colpiva sempre di più era il narcisismo di tutta quella mania dello sport. Per chilometri, decine di chilometri, in tutte le direzioni, uomini e donne giovani, di mezz'età e vecchi correvano, pedalavano, tiravano con l' arco, giocavano a pallavolo e Dio sa che altro, e in fondo non erano che una generazione cieca, vagamente narcisistica, che si dedicava all' ultimo, estremo, e per certi versi più fragile di tutti i continenti della speranza: il proprio corpo.

    Rai Letteratura ha scelto di farsi guidare alla scoperta di questo testo e di questo autore dalla traduttrice, Carmen Giorgietti Cima, che conosce come pochi la letteratura scandinava, avendone tradotto oltre duecento testi.

    Storie di gente felice, che ora possiamo leggere in italiano, risale in realtà a 40 anni fa. Che posto occupa nella produzione di Gustafsson e quali sono secondo lei i testi migliori che ci ha lasciato questo scrittore?

    Quando nel 1981 scrisse questi racconti, Gustafsson era già un autore solidamente affermato – aveva già pubblicato una decina di raccolte di poesie, una dozzina di testi di narrativa, fra i quali quello che è considerato il suo capolavoro, Morte di un apicoltore, e una notevole quantità di saggi. Aveva girato il mondo in lungo e in largo e trascorso alcuni anni come professore ospite a Berlino e all’Università di Austin, Texas (dove si sarebbe trasferito nel 1983 per restarvi oltre vent’anni). Storie di gente felice è un po’ una sintesi di tutte queste esperienze – infatti, i racconti sono non a caso in molti paesi diversi, dalla Svezia alla Germania, dalla Cina all’America, passando anche… per il “nostro” Lago Maggiore. È un libro che ho sempre molto amato perché riflette la grande capacità di Gustafsson di andare oltre le apparenze e di cogliere il raggio di luce anche nell’oscurità più compatta. Gustafsson è autore di gran livello e tutti i suoi libri sono preziosi – io ho avuto la fortuna di tradurne undici nell’arco di trentadue anni. I miei preferiti? Morte di un apicoltore, Il pomeriggio di un piastrellista, Le bianche braccia della signora Sorgedahl.

    Anche questi racconti confermano la statura di un autore, scomparso quattro anni fa, che forse avrebbe meritato, almeno da noi, un successo maggiore. Viene definito “il Borges svedese”, vogliamo brevemente spiegare perché?

    Anzitutto ritengo che Gustafsson in realtà abbia avuto successo nel nostro paese: sono più di trent’anni che i suoi libri escono in traduzione italiana, apprezzati dalla critica e da un pubblico fedele. Gustafsson ha anche ricevuto numerosi premi in Italia: il Premio Agrigento, il Boccaccio, il Grinzane Cavour e il Nonino (che venne a ritirare proprio pochi mesi prima di morire). Certo, trattandosi di un autore molto  intellettuale, difficilmente sarà un “best seller”, ma rimarrà di sicuro un “long seller”. Il paragone con Borges è senz’altro giustificato. In entrambi troviamo quel geniale intreccio di erudizione, fantasia, lucidità e spirito non conformista che personalmente mi ha sempre affascinato.

    La sua lunga esperienza americana come docente di Storia del pensiero europeo e dunque le sue conoscenze filosofiche sembrano averne influenzato la poetica e la scrittura: vedi ad esempio l’ultimo racconto di questo libro che ha per protagonista un, peraltro mai nominato, Nietzsche. Ritiene che sia questo ad aver dato al suo lavoro una profondità fuori dal comune?

    Posso solo rispondere con un “sì” più che convinto. Gustafsson è prima di tutto un filosofo – a Uppsala aveva studiato letteratura, estetica e sociologia laureandosi in filosofia nel 1960 e prendendo successivamente un dottorato in filosofia teoretica. Tuttavia credo che non basti questo a spiegare la straordinaria profondità e complessità del suo pensiero e della sua opera letteraria, che dipendono in primo luogo da com’era lui: un “poeta-filosofo, enciclopedico, sognatore, straniero a suo agio a tutte le latitudini, dalle chiuse del Västmanland alle sconfinate distese del Texas”, come si autodefinì nel ricevere il prestigioso Premio Pilot nel 1996.

    Nonostante la sua erudizione, Gustafsson non risulta un autore “pesante” per i suoi lettori. Non fa eccezione Storie di gente felice, in cui l’autore diventa autoironico, specie nei racconti ambientati in America, chiaramente autobiografici. Ritiene che questa “leggerezza” sia dovuta alla semplicità con cui trattava anche grandi temi, oppure alla sottile ironia che costituisce uno dei punti di forza dei suoi libri?

     Ho già detto, Gustafsson non è un autore “facile” - nemmeno da tradurre… anche per Storie di gente felice ho dovuto acquisire un minimo di competenze in materie a me ignote, come certi speciali processi siderurgici di cui si parla nel primo racconto! Tuttavia i suoi testi non sono mai ostici e pesanti, e credo che questo dipenda soprattutto dall’entusiasmo che Gustafsson sapeva trasmettere parlando di qualsiasi argomento. Era una persona curiosa di tutto, e questa sua inesauribile curiosità finiva per diventare felicemente contagiosa. Dato che in fondo parlava sempre di sé, anche l’ironia che spunta spesso fra le sue righe è sempre “autoironia”, specchio di una consapevolezza e intelligenza davvero non comuni.

    Lei ha alle spalle oltre duecento traduzioni di autori, a volte molto noti come Stieg Larsson, altri meno. Approfittiamo allora della sue esperienza e le chiediamo di consigliarci tre titoli imperdibili della letteratura nordica.

    Traduco da una vita - da quando ebbi la mia personale “epifania” nel remoto 1973 seguendo una lezione di Lingue e letterature scandinave, corso che iniziava proprio quand’ero fresca matricola… - e ho avuto l’immensa fortuna di potermi occupare dei maggiori autori svedesi del Novecento, dato che mezzo secolo fa la letteratura nordica era un territorio ancora praticamente inesplorato. Con Stieg Larsson è arrivata l’ondata della letteratura “di genere” che ha un po’ (tanto) cambiato le cose. Il vero “spirito del Nord” secondo me sta altrove, per cui - fermo restando che consigliare “solo” tre titoli è una vera tortura, e che mi limiterò alla letteratura svedese che è il mio campo – vi consiglio Acquavite di Torgny Lindgren, La voce del torrente di Kerstin Ekman, e naturalmente Morte di un apicoltore di Lars Gustafsson.