Giulia Caminito vince il Premio Campiello 2021

Con L'acqua del lago non è mai dolce

Giulia Caminito, con il romanzo L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani), ha vinto la 59^ edizione del Premio Campiello, concorso di narrativa italiana contemporanea organizzato dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. Il libro vincitore, annunciato il 4 settembre dal palco dell’Arsenale di Venezia, ha ottenuto 99 voti sui 270 inviati dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi.

Al secondo posto si è classificato Paolo Malaguti Se l’acqua ride (Einaudi) con 80 voti, al terzo Paolo Nori Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (Mondadori) con 37 voti, al quarto Carmen Pellegrino La felicità degli altri (La nave di Teseo) con 36 voti e al quinto posto Andrea Bajani Il libro delle case (Feltrinelli), con 18 voti.

Giulia Caminito ha dichiarato:

Sono molto contenta, è stato un percorso lungo e bello. Io e Carmen Pellegrino questa sera abbiamo deciso di indossare un paio di scarpe rosse; un piccolo gesto per ricordare l’importanza dell’educazione e dell’istruzione alla lettura e alla scrittura per tutte e per tutti e soprattutto per le donne, con l’auspicio che tutte possano trovare sempre e ovunque in un libro una speranza.


La finale, condotta da Andrea Delogu, si è aperta con i saluti del presidente de La Fondazione Il Campiello Enrico Carraro che ha ricordato Daniele Del Giudice, lo scrittore recentemente scomparso al quale è stato riconosciuto quest’anno il Premio alla carriera, a lui è stata dedicata la serata. 

La Giuria dei Trecento Lettori Anonimi della 59^ edizione del Premio Campiello era così composta: 57% donne e 43% uomini; 20 casalinghe, 45 imprenditori, 100 lavoratori dipendenti, 85 liberi professionisti e rappresentanti istituzionali, 30 pensionati, 20 studenti. 


L’io narrante del romanzo di Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani), Gaia, all’inizio della storia è una ragazzina spaurita che vive in venti metri quadri di una casa occupata insieme alla madre, al padre invalido in seguito a un incidente sul lavoro, al fratello maggiore e ai due gemelli più piccoli di lei. Antonia, la tenacissima madre, riesce a ottenere un’abitazione a corso Trieste a Roma e dopo aver resistito un po’ in un condominio snob, fa uno scambio e si trasferisce con la famiglia ad Anguillara. Mentre Antonia mantiene i suoi familiari facendo pulizie in varie case, Gaia frequenta le medie e poi il liceo classico in scuole dove la sua povertà è un’eccezione e reagisce con scoppi di violenza alle aggressioni verbali dei suoi compagni. Con Agata e Carlotta, e poi con Iris, scopre l’amicizia, il senso di appartenenza, ma anche la possibilità del tradimento e della delusione. Studiosissima Gaia chiude brillantemente gli studi liceali, e si iscrive a filosofia contro il volere materno. Una storia di cadute e riscatti impossibili ambientata in una Roma molto dura e molto realistica. 

Una delle prime cose che ho imparato quando sono arrivata è stata questa: alle papere ti puoi avvicinare senza pensieri, ai cigni no. I cigni beccano sul dorso le nutrie e le rincorrono nell’acqua aprendo le ali, i cigni non fanno differenza tra bambine e donne adulte, se ti prendono in antipatia sono pronti a ferirti. Io sono stata un cigno, mi hanno portata da fuori, mi sono voluta accomodare a forza, e poi ho molestato, scalciato e fatto bagarre anche contro chi s’avvicinava con il suo tozzo di pane duro, la sua elemosina d’amore. 


Giulia Caminito è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Ha esordito con il romanzo La Grande A (Giunti 2016, Premio Bagutta opera prima, Premio Berto e Premio Brancati giovani), seguito nel 2019 da Un giorno verrà (Bompiani, Premio Fiesole Under 40).