Bianca Pitzorno, Sortilegi

Tre racconti sull'irrazionalità umana

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Tre bellissimi racconti dalla diversa ambientazione, uniti dal tema dell'irrazionalità umana e dal fatto di essere ispirati a tre oggetti concreti: in Sortilegi, pubblicato da Bompiani, Bianca Pitzorno mette in scena una bambina che cresce isolata dal mondo a causa della peste e poi viene accusata di essere una strega, una trovatella che fa un meraviglioso matrimonio e una ricetta di biscotti che incanta dalla Sardegna all'Argentina. "La strega", il primo racconto, si svolge nel Seicento: Caterina, l’ultima figlia di una famiglia di contadini viene mandata via di casa dalla madre che sta per morire di peste insieme al marito e ai figli. La bambina non trova la donna verso cui era stata indirizzata (anche lei si è ammalata ed è stata portata via) e decide di tornare indietro. Qui sopravvive grazie a una capra, delle galline e i frutti che ha visto cogliere dai suoi familiari. Quando nel paese cominciano ad accadere disgrazie, si cerca in Caterina, così bella e indipendente, la causa dei malefici, e di fronte alla Santa Inquisizione alla protagonista di questo racconto non servirà proclamarsi innocente. Solo un ragazzo, anche lui orfano e provato dalla vita, proverà a difenderla, ma invano. Ha un lieto fine il secondo racconto dal titolo "Maledizione": qui Vittoria, trovata sui gradini di una chiesa e diventata cameriera di una crudele Signora in cerca di marito, farà innamorare di sé un bel forestiero e a nulla varranno le trame della sua padrona che attraverso una tovaglietta ricamata cerca di gettare il malocchio su questa unione. L’ultimo racconto s’incentra su una mitica ricetta di biscotti, così profumati da lasciare una traccia nella carta su cui erano stati posati in forno. La carta profumata arriva in un pacchetto dalla Sardegna fino in Argentina da una famiglia di immigrati, ma durante il viaggio in nave turba i passeggeri, stordisce gli uccelli, fa piangere l’impiegata dell’ufficio postale. In questa intervista Bianca Pitzorno parla dei temi dei suoi racconti e rievoca la figura della figlia di Galileo Galilei che li ha ispirati.

Uno sbuffo di vento raggiunge il tavolo, e il foglietto lo riconosce, gli monta in sella, si solleva, vola via dalla finestra spalancata leggero leggero.
Dicono che da allora certe notti di luna nella pampa i cavalli si imbizzariscono, si imppenano, disarcionano i cavalieri e corrono a inseguire il vento con la testa alta e con le froge dilatate e frementi, stregati dal ricordo di quel profumo. Dolcezza. Nostalgia. 

Bianca Pitzorno (Sassari 1942) ha pubblicato dal 1970 a oggi circa cinquanta opere tra saggi e romanzi, per bambini e adulti, che sono stati tradotti in moltissimi Paesi. Ha tradotto a sua volta Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Perez Diaz, Töve Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espín. Tra i suoi titoli più noti: Extraterrestre alla pari, 1979; Vita di Eleonora d’Arborea, 1984 e 2010; Ascolta il mio cuore, 1991; Le bambine dell’Avana non hanno paura di niente, 2006; La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi), 2015 e Il sogno della macchina da cucire, 2018.