Chiara Faggiolani, Come un Ministro per la cultura

Giulio Einaudi e le biblioteche nel sistema libro

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Il 29 settembre 1963 s’inaugura a Dogliani, in provincia di Cuneo, una biblioteca pubblica dedicata a Luigi Einaudi. È suo figlio Giulio a volerla per onorare la memoria del padre scomparso nel 1961, a chiedere a Bruno Zevi il progetto architettonico e alle principali case editrici (oltre la sua, la Einaudi) i libri per riempirla. Nel documentatissimo e appassionato saggio di Chiara Faggiolani, Come un Ministro per la cultura, Giulio Einaudi e le biblioteche nel sistema del libro (Firenze University Press) si ricostruisce l’impegno di Giulio Einaudi per un’editoria come servizio pubblico, la sua battaglia per un’alfabetizzazione a partire dal basso. Negli anni sessanta le biblioteche erano musei, luoghi di raccolta di volumi preziosi, non di lettura e di incontro per gente comune. A Dogliani, piccolo comune di circa 4000 abitanti, la nuova biblioteca rossa, piena di vetrate, attira un largo pubblico, aprendogli, attraverso la lettura, una finestra sul mondo. È Paolo Terni a realizzare il progetto di Einaudi puntando su tre elementi in particolare: il locale, la dotazione libraria e la gestione. Il primo bibliotecario è Ferdinando Troni e la sua è anche e soprattutto un’attività di animatore culturale. Nel 1969 esce da Einaudi la Guida alla formazione di una biblioteca curata in particolare da Delio Cantimori, un libro nuovo nel suo genere, molto letto e molto criticato. In Come un Ministro per la cultura Faggiolani delinea un profilo accurato della personalità di Giulio Einaudi, divenuto editore a solo ventun anni con l’aiuto di Leone Ginzburg e Cesare Pavese, suoi compagni di liceo all’Azeglio di Torino e come lui allievi del professor Augusto Monti, che diede loro un imprinting particolare. La casa editrice Einaudi nasce con l’intento di sprovincializzare la cultura italiana, di elevare la cultura generale dell’intellettuale medio. L’esempio della biblioteca di Dogliani restò isolato (ne fu costruita una simile solo a Binasco nel 1968) e il tema delle biblioteche negli anni sessanta fu trattato come una questione da addetti ai lavori; tanto più brilla oggi l’impegno einaudiano per una politica della lettura.

Giulio Einaudi, 1962
Occorre inserire il problema delle biblioteche in una politica globale di sviluppo. Lo sviluppo economico non è isolato in se stesso: se cioè non si compie uno sforzo parallelo tra investimenti produttivi e investimenti ‘formativi dell’uomo’ – scuola, istituti di ricerca, biblioteche – si creano degli squilibri estremamente nocivi.





Chiara Faggiolani, professore associato di Biblioteconomia  presso  il  Dipartimento  di  Lettere  e  Culture  Moderne dell’Università di Roma La Sapienza, dirige la rivista AIB  studi.  Membro  della  SISBB  (Società  Italiana  di Scienze Bibliografiche e Biblioteconomiche), fa parte della  Commissione  Nazionale  per  le  Biblioteche  Pubbliche  dell’Associazione italiana biblioteche. È autrice di numerose pubblicazioni, tra le ultime: Conoscere gli utenti per comunicare la biblioteca (Bibliografica, 2019), La Bibliometria (Carocci, 2015), La ricerca qualitativa per le biblioteche (Bibliografica, 2012).