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Edith Bruck, il pane perduto

I punti di luce nel lager

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Una bambina con lunghe trecce bionde che va in giro scalza, ama la scuola, ed è l'ultima di sei figli di una famiglia che vive in un piccolo paese in Ungheria: questa è Edith Bruck a tredici anni, quando viene prelevata da casa sua e deportata in Germania con i genitori, un fratello e una sorella. La madre viene uccisa subito, il fratello e il padre non escono vivi dal campo; Edith e sua sorella Judit ce la fanno anche perché sono abituate alle privazioni. In Il pane perduto (La nave di Teseo) Edith Bruck torna sulla tremenda esperienza già raccontata in altri libri e descrive poi il proprio faticoso ritorno alla vita, le peregrinazioni successive fino ad arrivare in Israele, la delusione di trovare un paese poco accogliente e in pieno conflitto, l'ingaggio come ballerina, e infine l’approdo a Napoli e la scoperta dell’Italia, che diventa il suo paese. Un libro sull’importanza della memoria e della testimonianza, scritto per contrastare il “vento inquinato da nuovi fascismi, razzismi, nazionalismi, antisemitismi, che io sento doppiamente; piante velenose che non sono mai state sradicate e buttano nuovi rami”. Il 20 febbraio 2021 la scrittrice ha ricevuto la visita di Papa Francesco, rimasto molto colpito da questa lettura.

Tra me e Judit scambiammo un dialogo muto come per dire che tra noi e chi non aveva vissuto le nostre esperienze s’era aperto un abisso, che noi eravamo diverse, di un’altra specie. Cosa stava succedendo? Il nostro avanzo di vita non era che un peso, mentre ci aspettavamo un mondo che ci attendesse, che si inginocchiasse.


Edith Bruck nasce il 3 maggio 1931 a Tiszakarád in Ungheria in una famiglia ebrea povera. Nel 1944 il suo primo viaggio la porta, poco più che bambina, nel ghetto del capoluogo, e di lì ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Sopravvissuta alla deportazione, di cui ha reso testimonianza nelle sue opere, dopo anni di pellegrinaggio approda definitivamente in Italia, adottandone la lingua. Nel 1959 esce il suo primo libro Chi ti ama così, un’autobiografia che ha per tappe l’infanzia in riva al Tibisco e la Germania dei lager. Nel 1962 pubblica il volume di racconti Andremo in città, da cui il marito Nelo Risi trae l’omonimo film. È autrice di poesia e di romanzi, tra cui Le sacre nozze (1969), Lettera alla madre (1988), Nuda proprietà (1993), Quanta stella c’è nel cielo (2009), trasposto nel film di Roberto Faenza Anita B., e ancora Privato (2010), La donna dal cappotto verde (2012) e La rondine sul termosifone, pubblicato nel 2017 da La nave di Teseo. Nella lunga carriera ha ricevuto diversi premi letterari ed è stata tradotta in più lingue. Tra gli altri, è traduttrice di Attila József e Miklós Radnóti. Ha sceneggiato e diretto tre film e svolto attività teatrale, televisiva e giornalistica.