Paolo Nori, Sanguina ancora

L'incredibile vita di Fëdor Dostoevskji

A quindici anni, nella casa dei nonni a Basilicanova, Paolo Nori s’imbatte in un libro senza copertina, comincia a leggerlo e resta folgorato da Delitto e castigo di Dostoevskij. Da lì la passione per la letteratura russa, che considera la più bella del mondo e la scelta di studiare russo all’università. Sanguina ancora, il romanzo che ha Nori ha scritto per Mondadori durante il lockdown, parte da una rilettura delle opere di Dostoevskij: saranno ancora così potenti per l’autore, apriranno ancora in lui ferite come la prima volta? Oltre a ricostruire la storia editoriale dei romanzi di Dostoevskji, Nori ripercorre le tappe principali della vita dello scrittore che si era laureato in ingegneria, aveva cominciato come traduttore dal francese e aveva scritto Povera gente prima di ritrovarsi davanti a un plotone di esecuzione, per poi vedere all’ultimo momento la condanna a morte tramutata in quella ai lavori forzati in Siberia. Una storia incredibile, come evidenzia il sottotitolo del suo libro L’incredibile vita di Fëdor Dostoevskji. Tra i romanzi di Dostoevskij i preferiti di Nori sono L’idiota e le Memorie dal sottosuolo, il primo per il candido protagonista, un incrocio tra Gesù e don Chisciotte, il secondo per il protagonista disgustoso, a cui sente di assomigliare; la contrapposizione tra Dostoevskij e Tolstoj lo lascia indifferente (gli piacciono entrambi). Alla storia di Dostoevskij e a quella dei suoi capolavori Nori alterna squarci della propria storia di lettore e di uomo perché siamo fatti di quello che leggiamo.

C’è un passo in cui Viktor Šklovskij dice che in Anna Karenina ci sono cose forse più vere di quelle che si trovano nei dizionari e nelle enciclopedie. Credo che lo stesso discorso valga per i grandi romanzi di Dostoevskij: lì c’è una verità che è alla portata di tutti perché con quei romanzi Dostoevskij non ci ha svelato un mistero, non ha decifrato chissà quale enigma di chissà quale sfinge: Dostoevskij ha fatto quello che fanno gli artisti, ha reso visibile il visibile.


Paolo Nori (Parma, 1963), laureato in letteratura russa, ha pubblicato romanzi e saggi, tra i quali Bassotuba non c’è (1999), Si chiama Francesca, questo romanzo (2002), Noi la farem vendetta (2006), I malcontenti (2010), I russi sono matti (2019) e Che dispiacere (2020). Ha tradotto e curato opere di autori russi, tra cui Puškin, Gogol’, Turgenev, Tolstòj, Cechov, Dostoevskij.


Si ringrazia la Casa delle letterature di Roma che ha ospitato le riprese di questa intervista.