Filippo Polenchi, Figlio fortunato

Una provincia irredimibile

In Figlio fortunato (66than2nd), Filippo Polenchi racconta di Giona che ha trentaquattro anni e dopo aver frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma e aver coltivato il sogno di una vita diversa, è tornato nella cittadina natale di Anapola, una “frazione del Nulla”, dove abita di nuovo con i genitori nello squallido motel da loro gestito. Anapola è morta insieme a Elio, un bambino di undici anni che è stato investito da un camioncino il giorno del suo compleanno mentre correva dietro al proprio cane. Elio era il figlio di Ettore Lavatori che aveva aperto l’azienda agricola il Sole con un centinaio di lavoratori: rappresentava il futuro e dopo la sua fine non c’è più nessun impulso a proseguire, tanto che l’attività finirà in mano ai cinesi. Polenchi segue le giornate vuote di Giona, le sue uscite con l’amico Dimitri, fissato con le prostitute, il suo tentativo di relazione con Cora, una coetanea con cui la storia finisce così come era cominciata, il suo incontro con Silvia, la madre di Elio, che si tormenta perché non aveva scelto lei di diventare madre e di rinunciare alla sua vita indipendente. Un libro di una tristezza sconfinata, scritto in modo da riecheggiare storie simili già viste, già lette, già immagazzinate nel nostro immaginario,

Elio è morto, Giona è morto-in-vita. Non fa così tanta differenza, a guardar bene: se c’è una compagnia nel sangue allora adesso i due sono fratelli. Potrebbe dirlo in giro, iniziare a diventare colui che si vanta di essere come Elio Lavatori, ma praticamente non c’è più nessuno, in giro, a cui parlare.


Filippo Polenchi è nato e vive a Firenze. Suoi articoli sono apparsi su alfabeta2, Antinomie, L’indice dei libri del mese, La Balena Bianca. Suoi racconti sono stati pubblicati su Nazione Indiana e minima&moralia. Figlio fortunato è il suo primo romanzo.