Gian Mario Villalta, La poesia, ancora?

Dilatare l'istante

Un saggio sullo statuto e sul valore della poesia nel mondo di oggi, dominato dalla comunicazione e dall’emozione: in La poesia, ancora? pubblicato da Mimesis, Gian Mario Villalta prova a spostare il focus su attenzione e percezione. Per ragionare sulla poesia occorre partire dalla lingua e dalla capacità che i poeti hanno di riorganizzare lo strumento con cui parliamo basandosi sulla tradizione e portandola avanti. Un affascinante excursus che parte dagli impulsi dei primi uomini sulla terra ed arriva al presente, spaziando tra antropologia, filosofia, linguistica e letteratura.

Nella poesia è forte il dato comunicativo, inteso come fatto sociale nel senso più ampio, che implica anche l’esistenza di una tradizione, ma la sua presa avviene nei territori della lingua dove è in gioco l’esistenza, il senso del proprio essere al mondo nella prospettiva del tempo, ovvero del desiderio, dell’angoscia, della possibilità. 

Gian Mario Villalta è nato a Visinale di Pasiano (PN) nel 1959 e vive a Porcia. Ha scritto romanzi, racconti e saggi. Fin dagli esordi, partecipe delle vicende poetiche alla svolta del secolo, ha dedicato particolare attenzione all’opera di Andrea Zanzotto, con una monografia e numerosi interventi, collaborando al “Meridiano” Le poesie e prose scelte (1999) e curando i due volumi degli Scritti sulla letteratura (2001). I suoi libri di poesia più recenti sono Vanità della mente (2011, Premio Viareggio) e Telepatia (2016, Premio Carducci), del 2020 è il romanzo L'apprendista. Ha vinto il Premio San Vito di poesia e, per la prosa, il Premio Vigevano. È direttore artistico di Pordenonelegge.