Veronica Raimo, Niente di vero

L'utilità della vergogna

Al centro di Niente di Vero di Veronica Raimo, pubblicato da Einaudi, c’è la famiglia dell’autrice, “una famiglia di ipocondriaci e letterati”: la madre con un orecchio incollato a Radio 3 e l’altro al telefono con cui dà la caccia ai suoi due figli presagendo per loro sventure a ogni passo, il padre iracondo, il fratello genio che a tre anni è già capace di leggere ad alta voce il menù di un ristorante. Raimo gioca con i ricordi, premendo l’acceleratore sul pedale dell’imbarazzo: tra le scene da rievocare sceglie quelle in cui tutti fanno la figura peggiore, il contrario di un album da mostrare agli amici. Le dinamiche familiari messe in scena qui sono insieme peculiari e universali: non tutti hanno una madre che vanta le abilità pittoriche di una figlia che in realtà è negata per il disegno e si è limitata a rubare due dipinti dalla cartella di uno sconosciuto a scuola, ma tutti hanno sperimentato l’esistenza di un figlio preferito e l’ombra che avvolge gli altri figli. Dissacrante su tutto Raimo lo è anche sul proprio mestiere di scrittrice: se lei e il fratello hanno scritto è stato “grazie alla noia” sperimentata da piccoli, dalla scarsità di stimoli ricevuti. Come Natalia Ginzburg, Veronica Raimo ricostruisce l’atmosfera in cui è cresciuta a partire dalle espressioni che ha sentito in casa, ma l’inquietudine che permeava sottilmente Lessico famigliare qui deflagra, il ricordo diventa un trucco da imbonitori e l’io narrante è un fantasma che anche le persone più vicine faticano a riconoscere. 

La maggior parte dei ricordi ci abbandona senza che nemmeno ce ne accorgiamo; per quanto riguarda i restanti, siamo noi a rifilarli di nascosto, a spacciarli in giro, a promuoverli con zelo, venditori porta a porta, imbonitori, in cerca di qualcuno che si abboni alla nostra storia. Scontata, a metà prezzo. La memoria per me è come il gioco dei dadi che facevo da piccola, si tratta solo di decidere se sia inutile o truccato.


Veronica Raimo è nata a Roma nel 1978. Ha scritto i romanzi: Il dolore secondo Matteo (minimum fax 2007), Tutte le feste di domani (Rizzoli 2013) e Miden (Mondadori 2018), uscito in UK, Usa e Francia. Nel 2019 ha scritto il libro di poesie Le bambinacce con Marco Rossari (Feltrinelli). I suoi racconti sono apparsi su diverse antologie e riviste, sia in Italia che all'estero. Ha cosceneggiato il film Bella addormentata (2012) di Marco Bellocchio. Si occupa di giornalismo culturale per diverse testate. Ha tradotto dall'inglese, tra gli altri: Francis Scott Fitzgerald, Octavia E. Butler, Ray Bradbury.