Antonio Franchini, Leggere possedere vendere bruciare

Letteratura e vita

Che cosa vuol dire per un appassionato di libri lavorare nell’editoria, passare le giornate a leggere testi inediti alla ricerca di perle rare in un mare di brutture? Come si passa dal culto giovanile dei libri, dal desiderio di ostentare le proprie imprese di lettore al fastidio per le pile di carta che invadono la casa? Ma poi: i libri si vendono? C’è ancora chi li compra, o ha ragione Procolo Falanga, il venditore partenopeo, convinto che sia vero il contrario, che “’e libri, nun è che nun se vendono mo’. ’E libri non se so’ venduti maie”?  E non sarebbe più sano bruciare i libri, lasciare che il loro senso si depositi in noi senza che sia loro la presenza materiale a farci sentire colti? A queste e altre domande, con l’ironia, l'acutezza e la competenza che gli sono proprie, risponde Antonio Franchini in Leggere possedere vendere bruciare pubblicato da Marsilio. 

L’uomo che lavora in editoria sta letteralmente addosso al testo. Se lavora al fianco di un autore celebre, il rapporto è umano, diretto, spesso informale, talvolta addirittura amicale. L’uomo vede nascere l’opera nella mente dell’autore, la vede evolversi nelle sue varie fasi, stesura dopo stesura, tra incertezze e ripensamenti. Ma a furia di stare troppo vicini alle persone e alle cose, e anche la letteratura non fa eccezione, ciò che è bello finisce con il mostrare delle pecche, e quel che è brutto non appare poi così brutto…

Antonio Franchini è nato a Napoli nel 1958. Ha esordito nel 1992 con Camerati. Quattro novelle sul diventare grandi. Per Marsilio ha pubblicato: Quando vi ucciderete, maestro? (1996, 2019), Acqua, sudore, ghiaccio (1998, 2021), L’abusivo (2001, 2020), Cronaca della fine (2003, 2019), Signore delle lacrime (2010, 2020) e Memorie di un venditore di libri (2011). Nel 2020, per NNE, è uscita la raccolta di racconti Il vecchio lottatore. Vive a Milano e lavora nell’editoria.