Francesco Carofiglio, La stagione bella

Le eredità emotive

La morte della madre Barbara manda in crisi Viola, sua figlia. Viola ha quarant’anni, ama nuotare, si è laureata in psicologia, crea profumi insieme al suo socio Marcello; inoltre ha aperto una bottega di memorie olfattive per aiutare le persone a recuperare memorie a loro care. Nel romanzo La stagione bella (Garzanti), Francesco Carofiglio racconta il percorso che Viola compie per riuscire a staccarsi da Barbara, con cui è vissuta da sempre in simbiosi, senza sapere nulla sul padre. Ad aiutarla è una scatola piena di ricordi del soggiorno parigino della madre: un periodo alla Sorbonne pieno di entusiasmo, di incontri, di sollecitazioni intellettuali, finito in modo tragico. Ricostruendo l’esistenza di Barbara prima che diventasse madre, Viola si libera della gabbia che si è costruita intorno e può finalmente nuotare in mare aperto.        

Da bambini sperimentiamo i dolori e le paure dei nostri genitori e li ereditiamo, concependo il mondo nel modo in cui loro stessi lo concepivano. E impariamo a leggere i segnali, come farebbe un cane, aggirando gli ostacoli del dolore, ricevendolo e conservandolo in una stanza remota della coscienza. Nel tentativo di evitare la sofferenza, la loro e la nostra, ignoriamo quello che è davanti ai nostri occhi.


Francesco Carofiglio è scrittore, architetto, illustratore e regista. Tra i suoi romanzi L’estate del cane nero (Marsilio 2008), La casa nel bosco col fratello Gianrico (Rizzoli 2014), L’estate dell’incanto (premio selezione Bancarella 2020) e Le nostre vite (Piemme 2021).