Michele Mari, I convitati di pietra
Premio Strega 2026
Michele Mari vince il Premio Strega 2026 con i 190 voti ricevuti dal suo romanzo I convitati di pietra (Einaudi). Secondo classificato Matteo Nucci con Platone. Una storia d'amore (Feltrinelli), 152 voti; terza Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani) 84 voti. Quarto posto per Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), 78 voti. Quinto posto per Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 75 voti e sesto per Elena Rui, con Vedove di Camus (L'Orma), 64 voti. Mari aveva vinto anche il Premio Strega Giovani 2026.
È, come sempre in Michele Mari, un romanzo denso di richiami alla letteratura, al cinema e ai fumetti I convitati di pietra (Einaudi). Da un incontro tra ex compagni di classe a un anno dalla maturità nasce l’idea di rivedersi con cadenza annuale per tutta la vita, versando ogni volta una quota: la cifra, ben investita, sarà dei tre che sopravviveranno agli altri. I personaggi, chiamati per cognome come si usava a scuola, sono tipi umani estremi, archetipi più che persone in carne e ossa; la brama della vittoria finisce per trasformane alcuni in assassini. Diciannovenni nel 1975, alcuni di loro arrivano ai novant'anni e il finale riserva più di una sorpresa. Un libro sull’invecchiare, sul desiderio di esorcizzare la mortalità, su vizi, debolezze e passioni umane e su come queste ci aiutino a resistere nel tempo.
È, come sempre in Michele Mari, un romanzo denso di richiami alla letteratura, al cinema e ai fumetti I convitati di pietra (Einaudi). Da un incontro tra ex compagni di classe a un anno dalla maturità nasce l’idea di rivedersi con cadenza annuale per tutta la vita, versando ogni volta una quota: la cifra, ben investita, sarà dei tre che sopravviveranno agli altri. I personaggi, chiamati per cognome come si usava a scuola, sono tipi umani estremi, archetipi più che persone in carne e ossa; la brama della vittoria finisce per trasformane alcuni in assassini. Diciannovenni nel 1975, alcuni di loro arrivano ai novant'anni e il finale riserva più di una sorpresa. Un libro sull’invecchiare, sul desiderio di esorcizzare la mortalità, su vizi, debolezze e passioni umane e su come queste ci aiutino a resistere nel tempo.
Michele Mari è nato a Milano nel 1955. I suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989; Einaudi 2013), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998; Einaudi 2016), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002 e 2018), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009; Einaudi 2019), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002 e 2020), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro 2010; il Saggiatore 2017), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007 e 2023), Milano fantasma (edt 2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010), Fantasmagonia (Einaudi 2012 e 2022), Roderick Duddle (2014 e 2016), Leggenda privata (Einaudi 2017 e 2021), Dalla cripta (Einaudi 2019), La morte attende vittime (Nero 2019), Le maestose rovine di Sferopoli (Einaudi 2021), Locus desperatus (Einaudi 2024) e I convitati di pietra (Einaudi 2025). Fra le sue traduzioni, opere di Stevenson, Wells, Crane, London, Orwell, Steinbeck, Gombrowicz.Vincolandosi a quel disegno, si erano messi nella condizione di non poter più pensare alla morte in sé, alla morte in assoluto, né tantomeno alla propria, con quanto di struggente e di drammatico e di alto questo pensiero comporta, ma solo alla morte in relazione agli altri, in un contesto relativo e agonistico che privava il fatal trapasso della sua terribile sublimità per farne una questione meschina e dispettosa, all’insegna di un flagrante e riprovevole cattivo gusto.