Irene Salvatori, Non ancora 101
Gabor e gli altri
Una casa a Berlino in cui convivono una donna, i suoi tre figli e sei bracchi ungheresi: il racconto di Non ancora 101 di Irene Salvatori (Marcos y Marcos) si articola intorno a questo nucleo tematico. L’io narrante è alle prese con la faticosa adozione di Aaron: l’uomo che l’aveva preso con sé glielo ridà in dietro e in più il cane si ammala di un morbo raro. Dopo le cure Aaron guarisce, ma resta un soggetto problematico e anche un po’ sfortunato, finché all’orizzonte non si palesa un ex poliziotto viaggiatore che se ne innamora. Oltre a lui ci sono Gabor, Rosa, Ibolya, Bernardo, Aviv, ognuno con il suo carattere ben definito e le sue esigenze; anche solo portarli a spasso a gruppi di due è complicato come una partita a scacchi. Un romanzo sull’amore per i cani che vince su ogni difficoltà (vicini intolleranti, peli ovunque, disavventure varie) e sull’amore che i cani nutrono per le persone che si pongono in loro ascolto.
Irene Salvatori ha studiato a Cracovia e vive da anni a Berlino, traduce dal polacco e dal tedesco e scrive per Snaporaz. Nel 2019 ha pubblicato Non è vero che non siamo stati felici con Bollati Boringhieri, con cui ha vinto il premio Rapallo Opera Prima e il premio Enrico Pea.Convivere con un cane tiene raggomitolati insieme i fili e poi, proprio al di là di metafora, me mi tiene in equilibrio. Che se non fosse per loro finirei a gambe all’aria e chissà in quanti frantumi mi romperei.