Osvaldo Guerrieri, Zvanì
Indagine sulla morte di Giovanni Pascoli
Nel febbraio 1912 Giovanni Pascoli, accompagnato dalla sorella Mariù parte dalla casa di Castelvecchio di Barga per andare a farsi curare a Bologna. Ha 56 anni, è malato di cancro al fegato e allo stomaco e non ha nessuna possibilità di salvarsi. Comincia così Zvanì, Indagine sulla morte di Giovanni Pascoli (Gramma Feltrinelli) di Osvaldo Guerrieri: un libro che ripercorre le tracce del grande poeta a partire dalla sua storia familiare segnata da una lunga catena di lutti. Nel 1867, mentre il ragazzo è in collegio con i fratelli, viene ucciso il padre che è amministratore della proprietà Torlonia; è la fine della giovinezza di Pascoli, costretto poco dopo a rientrare a casa per difficoltà economiche (difficoltà che lo tormenteranno a lungo). A morire saranno poi una sorella, la madre, un fratello: per Pascoli la parola poetica sarà il mezzo per tenere in vita i propri cari. Guerrieri racconta poi l’impegno politico del giovane Pascoli, l’amicizia con Andrea Costra e Alceste Faggioli, i due mesi e mezzo passati in prigione per tentata sovversione. Divenuto professore, Pascoli viene mandato a Matera, poi a Lucca; si ricongiunge con le due sorelle, Ida e Mariù, e dopo il matrimonio della maggiore passa il resto della vita con la più piccola, trovando nella casa di Castelvecchio di Barga il luogo dove ricreare la per lui mitica atmosfera della dimora paterna. L'indagine di Guerrieri sui motivi dell'infelicità pascoliana offre al lettore un modo molto moderno di accostarsi al poeta e di conoscerne la personalità.
Osvaldo Guerrieri è nato a Chieti e vive a Torino. È critico teatrale della Stampa, attività per la quale ha ricevuto nel 2003 il premio Flaiano. Tra i suoi libri: L’insaziabile (premio internazionale Mondello 2009), Istantanee (2009), I Torinesi (2011, 2013), Col diavolo in corpo. Vite maledette da Amedeo Modigliani a Carmelo Bene (2013), Curzio (2015), Schiava di Picasso (2016). I suoi racconti Sibilla d’amore e Alè Calais sono diventati spettacoli teatrali rappresentati in Italia e a Parigi.Tenere vivi i morti: non volle attribuirsi altra missione Giovanni per tutta la durata dell’attività poetica. La quale, dopo essere stata tolta dai cicli eroici, dagli inni e dalle vibrazioni epico-ellenistiche, diventerà la poesia dell’io, della tana, della famiglia. Senza però cadere nell’autobiografismo.