Clara Usón, Le belve

La militante dell'Eta

Comincia con un attentato in cui muoiono un padre e un figlio Le belve di Clara Usón, pubblicato nella traduzione di Silvia Sichel per Sellerio. Siamo nel 1985 in Spagna e imperversa la violenza dell’Eta, il movimento separatista basco, così come la violenza di chi cerca di stroncarlo (soprattutto attraverso i famigerati Gal, gruppi antiterroristici di liberazione). Al centro del romanzo c'è la figura di Idoia Lopez Riano, detta la Tigresa, entrata giovanissima nell’Eta e divenuta famosa per le sue imprese e per la sua bellezza. Attraverso le complesse vicende di questa e di una sua coetanea Miren, che invece è figlia di un militare ed è innamorata di un simpatizzante dell'Eta, Usón ci porta nella Spagna degli attentati e nei suoi drammi e ci mette in guardia dal dimenticare le ferite inferte in nome del concetto di patria.

Piantala di chiamarmi terrorista e assassina, le parole banno un peso. Un assassino uccide per il suo tornaconto, per egoismo, per odio, vendetta, paura, soldi, potere, invidia, io ho agito disinteressatamente, per amore della libertà, della giustizia, ho sacrificato la mia vita per l'indipendenza di Euskal Herria e se avessimo vinto la guerra (perché questo era: una guerra, anche se lo mettevano in dubbio) sarei passata alla storia come una eroina. Nelle guerre, nelle rivoluzioni, succedono cose, muore gente di entrambe le fazioni, e soffrire, soffrono tutti (io ho sofferto come una cagna), ma se a vincere è la causa più giusta, ne è valsa la pena.

Clara Usón è nata nel 1961 a Barcellona. Autrice di sette romanzi, all’esordio nel 1998 ha vinto il Premio Lumen e nel 2009 il Premio Biblioteca Breve Seix Barral con Corazón de napalm. Con Sellerio ha pubblicato La figlia (2013), un caso letterario in Italia, e un grande successo di critica e di pubblico, Valori (2016), L'assassino timido (2019) e Le belve (2026), Premio Dashiell Hammett per il miglior noir spagnolo.