Dario Ferrari, L'idiota di famiglia

Le altre versioni di sé

Il romanzo L’idiota di famiglia di Dario Ferrari (Sellerio) si apre con una divagazione linguistica: l’io narrante, Igor, che di mestiere fa il traduttore, esprime tutta la sua disapprovazione nei confronti dei calchi che dilagano nel linguaggio corrente. Mentre racconta il ritorno di Igor a Viareggio per stare accanto al vecchio padre che sta perdendo la memoria, Ferrari mette alla berlina il mondo letterario contemporaneo, i suoi premi, le sue mode, i personaggi che lo animano. A Viareggio, oltre a Herr Professor, con cui Igor ha sempre avuto un rapporto piuttosto complicato, pur coltivando analoghi interessi culturali e politici, c'è la sorella Ester, a differenza di lui felicemente svampita, che ha un figlio Cosmo, da sempre ostile allo zio. A Roma, Marta, la compagna di Igor, dopo anni difficili è improvvisamente sulla cresta dell'onda grazie a un libro che l'ha resa idolo delle femministe e di stare con lui ha sempre meno voglia. Tra le carte del padre, Igor trova un manoscritto dedicato alla rivolta di Viareggio del maggio 1920 e attraverso questa lettura finalmente trova un modo non conflittuale di relazionarsi al padre. Un libro in cui politica, storia, e vita familiare si mescolano, raffigurando in modo ironico e preciso la contemporaneità e le sue tante contraddizioni, in primo luogo linguistiche.

Le mie relazioni più intense, fin dall'infanzia, sono state con le parole, con il loro suono che si portava dietro un colore, una forma, un movimento, una tonalità emotiva. Le parole avevano delle fisionomie  particolari, che dovevano poi interagire con chi le accoglieva nel proprio universo simbolico. 


Dario Ferrari è nato a Viareggio, ha studiato filosofia a Pisa dove ha conseguito un dottorato di ricerca. Ha esordito nella narrativa con La quarta versione di Giuda (2020) seguito da La ricreazione è finita (2023).