Dinaw Mengestu, L'atlante dei posti sbagliati
Fuori posto in America
Al centro di L’atlante dei posti sbagliati di Dinaw Mengestu (traduzione di Antonio Matera, NN Edizioni) c’è il ritorno negli Stati Uniti del protagonista, Mamush che vive a Parigi con moglie e figlio. Vorrebbe rivedere Samuel, l’uomo che gli ha fatto da padre e che è entrato e uscito dalla sua vita, ma il suo arrivo coincide con la morte di questo. Mamush cerca di colmare i vuoti del suo passato, di capire chi era davvero Samuel, com’è stata la sua vita di immigrato etiope a Washington e a Chicago, tra la guida del taxi, le multe accumulate, i problemi di alcolismo e varie dipendenze. Nel corso di questa ricerca a rinsaldarsi, sia pur attraverso una comunicazione mediata da immagini fotoggrafiche, è il rapporto tra Mamush e Hannah, che da vicino si era offuscato. Definito dal suo traduttore Antonio Matera, “un labirinto narrativo”, L’atlante si muove tra i due poli dello spaesamento e dell’appartenenza.
Dinaw Mengestu è nato in Etiopia e cresciuto negli Stati Uniti. I suoi articoli e racconti sono apparsi su The New York Times, The New Yorker, Harper’s Magazine, Granta e Rolling Stone. È autore di tre romanzi, tutti inseriti nella lista dei “Notable Books” del New York Times: Tutti i nostri nomi (2014), Leggere il vento (2010) e Le cose che porta il cielo (2007), che gli sono valsi prestigiosi riconoscimenti come la Guggenheim e la MacArthur Fellowship. Nel 2017 è stato incluso nei “Best Young American Novelists” di Granta.Le nostre vite sono diventate ordinarie, Mamush. Sono solo uno dei milioni di tassisti di questo paese che parla con un accento straniero. A lungo ho creduto che avremmo trovato molto altro, ma siamo arrivati in questo paese quando eravamo già troppo avanti nelle nostre vite. Non si trattava di un nuovo inizio, ma della fine. Non so perché mi ci siano voluti così tanti anni per capirlo.