Ermanno Cavazzoni, Storia di un'amicizia
Il tempo vuoto con Celati
S’intitola Storia di un’amicizia (Quodlibet) il libro che Ermanno Cavazzoni dedica a Gianni Celati. Attraverso queste pagine seguiamo i due scrittori nelle loro passeggiate, nelle conversazioni ad alto contenuto alcolico tenute al tavolo di osterie bolognesi, in strampalati incontri letterari in giro per il mondo. Un ritratto ravvicinato del Celati uomo, un modo per entrare nel suo mondo fatto di allergia al potere, curiosità per i tipi umani, amore per i clown, scrittura come artigianato. Dalla conoscenza a casa Ariosto che si stava trasformando in uno scontro a causa di un fraintendimento (Celati sapeva essere molto impulsivo) fino agli ultimi anni resi difficili dalla malattia, Cavazzoni ricostruisce l'atmosfera che si creava tra due spiriti affini e sottrae all'oblio magnifici incontri.
Ermanno Cavazzoni vive a Bologna dove ha insegnato all’università; è scrittore di romanzi e racconti: Il poema dei lunatici (Bollati Boringhieri, 1987), Vite brevi di idioti (Feltrinelli, 1997), Gli scrittori inutili (Feltrinelli, 2002), Morti fortunati (in riga edizioni, 2002); per Quodlibet Manualetto per la prossima vita (2024), Storia naturale dei giganti (2021), Gli eremiti del deserto (2016), La valle dei ladri (2014), Il limbo delle fantasticazioni (2009); per Guanda Guida agli animali fantastici (2011), e Il pensatore solitario (2015); per La Nave di Teseo La galassia dei dementi (2018), Storie vere e verissime (2019), La madre assassina (2021) e Il gran bugiardo (2023); ideatore con Gianni Celati e altri della rivista «Il semplice» (1995-1997); ha scritto di Luigi Pulci, Ludovico Ariosto, Franz Kafka ecc. Nel corso degli anni ha collaborato alla sceneggiatura di La voce della luna di Federico Fellini, e ad altri film e regie.Ci troveremo da qualche parte, ad esempio a Copenaghen dove erano tutti così gentili e così favorevoli alle risa, al vino e alla birra; o al ristorante Barabba di Quattro Castella dove ci abbiamo spesso mangiato e le tagliatelle sono buone, e pure i tortelli, e si spende il giusto. E poi quando saranno morti tutti i nostri soci, colleghi e affini che hanno transitato circa nello stesso arco di tempo, faremo perfino convegni con rinfreschi e chiacchiere e teorie all’infinito, che tanto di tempo ne avremo. Saremo ombre, ma va bene lo stesso, e poi lentamente sbiadiremo, fino a diventare impalpabili chiazze translucide.