Francesco Pecoraro, La fine del mondo
Una mattina, in cucina
Un uomo che non si riconosce più nel mondo che lo circonda fa i conti con gli acciacchi dell’età: La fine del mondo di Francesco Pecoraro (Ponte alle grazie), attraverso una dimensione dimessa e quotidiana (l’uomo si fa il caffè, esce a fare la spesa in città e quando è nell’amata isola greca, nuota e si guarda intorno), ci offre una riflessione sul corpo, sulla vita, sulla morte, sulla politica. Ibrido nella forma (il romanzo accoglie al suo interno anche fotografie e disegni, nonché gli scritti di un chirurgo che racconta il fascino che esercitano su di lui le autopsie) e nella sostanza, La fine del mondo è un’immersione nell’umanità e nella disumanità del nostro tempo.
Francesco Pecoraro, romano, ha pubblicato per Ponte alle Grazie i romanzi La vita in tempo di pace (2013; premio Viareggio, finalista premio Strega, tradotto in cinque lingue), Lo stradone (2019; finalista Premio Campiello) e Solo vera è l'estate (2023), e i racconti di Camere e stanze (2021). Tra gli altri suoi libri: Questa e altre presitorie (Le Lettere, 2008), le poesie di Primordio vertebrale (Ponte Sisto, 2012) e il poemetto Nodulo (Tic, 2021).Immetto lo scooter nel traffico lento di via Cipro e, nel vagheggiamento mentale che mi procura l'andare su due ruote, vedo il mio pensare, ragionare, indurre, dedurre, come un'inestricabile groviglio, dove ogni elemento si mescola agli altri, risultandone un entropico informe ente grigiastro che rappresenta con una certa esattezza il mio completo e irriducibile non-sapere, e soprattutto il mio non saper collegare gli effetti con le cause, ammesso che ciò che accade sia effettivamente il prodotto di fenomeni o atti antecedenti.