Elena Rui, Vedove di Camus

Un ritratto mobile

A quarantasei anni, il 4 gennaio 1960, Albert Camus muore in un incidente stradale: è in macchina con il suo editore Michel Gallimard, che va a sbattere contro un platano. È molto noto (tre anni prima ha ricevuto il premio Nobel) e molto amato (oltre alla moglie e ai due figli è legato sentimentalmente a tre donne). In Vedove di Camus, pubblicato da L’Orma, Elena Rui immagina che a raccontare Camus dal momento della sua tragica morte siano le quattro donne che avevano una relazione con lui e sono state private di colpo della sua presenza Si parte da Francine Faure, la moglie, dolorosamente consapevole dei suoi tradimenti, per poi passare a Catherine Sellers, attrice, alla giovane pittrice danese Mette Ivers, e alla famosa Maria Casarès. Scrive Rui che l’autore dello Straniero aveva bisogno di ammirare per amare e non nutriva nessuna forma di competizione con le donne che frequentava. Da un'amante riceve venerazione ingenua, con un’altra ha un intenso rapporto epistolare, un’altra ancora la difende dai critici: per oguna di loro costituisce un punto di riferimento fondamentale e ognuna di loro patisce in modo estremo il lutto dovuto a questa scomparsa. Nel libro di Rui uno sfaccettato e originale ritratto di Camus, cui dà calore la forza del rimpianto. 

Albert aveva un appetito per la vita che non tollerava ostacoli.

Elena Rui, nata a Padova nel 1980, vive in Francia dal 2005. Ha insegnato italiano ad Albi, Tolosa e Parigi. Ha già pubblicato  (Garzanti, 2021) e la raccolta di racconti Affetti non desiderati (Arkadia, 2024). Vedove di Camus è il suo ultimo romanzo.