Johnny L.Bertolio, L'ha scritto lei, ma...
Perché a scuola non si studiano le autrici
Nel 2022 Johnny L. Bertolio pubblica da Loescher Controcanone, con il sottotitolo La letteratura delle donne dalle origini a oggi (con percorsi tematici su altri “esclusi” dal canone). Il libro dà origine a dibattiti e polemiche: per rispondere alle tante domande suscitate, Bertolio ha dato alle stampe il saggio L’ha scritto lei, ma… Perché a scuola non si studiano le autrici (Tlon, con prefazione di Maura Gancitano). Sulle scrittrici in Italia è stato detto di tutto: che non sono esistite fino al tardo Ottocento, che sono esistite ma che non erano importanti, che la loro non era vera letteratura. Bertolio parte dall’analisi del canone letterario italiano che si impone nella seconda metà dell’Ottocento ed è costituito da uomini-padri fondatori; serviva una spinta identitaria, i valori dominanti erano quelli del Risorgimento. Illustri critici letterari, da Francesco de Sanctis a Benedetto Croce hanno poi imposto una visione misogina della letteratura; di qui l’esclusione delle donne dai programmi scolastici e dalle antologie. Persino ora che le scrittrici sono tante e il loro valore è universalmente riconosciuto il peso che hanno a scuola è sempre ridotto rispetto a quello degli uomini.
Johnny L. Bertolio si è diplomato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ha conseguito il dottorato di ricerca presso la University of Toronto ed è docente universitario di Letteratura italiana, oltre che autore e redattore in ambito umanistico. Per Loescher ha pubblicato Le vie dorate. Un’altra letteratura italiana: da san Francesco a Igiaba Scego (2021), Controcanone. La letteratura delle donne dalle origini a oggi (2022), Sottostorie. Margini, oppressioni, riscatti dall’anno Mille a oggi (2024) e The Queer Muse (2025). Porta nelle scuole progetti dedicati alla parità di genere e alla valorizzazione delle rappresentazioni plurali nella cultura e nella letteratura.È tempo di far sedimentare una volta per sempre anche in classe le molteplici eredità delle autrici, di far percepire i loro nomi e le loro opere non come le eccezioni di un secolo ma come parte di più contesti, reti intellettuali, culture plurali – come plurali sono gli appelli dei registri elettronici. È tempo di recitare come un mantra il primo comma dell’articolo 33 della Costituzione: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento». È tempo di cogliere e valorizzare le tante tinte dell’iride di quel prisma sfaccettato e variegato che è la letteratura italiana e che per troppo tempo, invece, è stato studiato come un grigio parallelepipedo.