Samanta Schweblin, Il buon male
In balia di forze contrastanti
Sono spiazzanti e bellissimi i racconti che Samanta Schweblin ha raccolto sotto il titolo Il buon male (traduzione di Maria Nicola, Einaudi). Il libro si apre con una donna che esce di casa per affogarsi ma all’ultimo momento si scioglie dalla corda che la lega a una pietra e torna a galla; preparerà poi il pranzo alle figlie e si occuperà del coniglio che le hanno portato. La morte sfiorata, o la morte che colpisce all’improvviso (come quella del bambino che precipita dal balcone mentre i genitori e un’amica sono in casa) si affaccia spesso in queste storie, ricordandoci la sua centralità nella vita delle persone, che pur fanno finta che non esista. È un libro di incontri significativi, Il buon male: capita che qualcuno che non conosciamo e che abbiamo incontrato per caso ci legga dentro più di quelli con cui passiamo Insieme le giornate. E poi anche grazie alla presenza a sorpresa di animali vari, Schweblin rende tutta la stranezza dell’esistenza umana, le incongruità del nostro essere al mondo.
Samanta Schweblin è nata a Buenos Aires nel 1978. È autrice di romanzi e racconti tradotti in piú di quaranta lingue. Con le sue due prime raccolte ha ottenuto i premi Fondo Nacional de las Artes e Casa de las Américas. Con il suo primo romanzo, Distanza di sicurezza, adattato per il cinema da Claudia Llosa, ha vinto lo Shirley Jackson Award e il Tournament of Books, ed è stata finalista all'International Booker Prize. Con Sette case vuote ha vinto il Premio Ribera del Duero per la narrativa breve e il National Book Award. È stata insignita di importanti premi alla carriera come il Premio Konex e il Premio Iberoamericano de Letras José Donoso. Alcuni suoi racconti sono apparsi su The New Yorker, Harper's Magazine, Granta, McSweeney's e The Paris Review e hanno ricevuto numerosi riconoscimenti come i premi Haroldo Conti, Juan Rulfo e O. Henry. Da oltre dieci anni vive a Berlino, dove scrive e insegna scrittura creativa. Per Einaudi ha pubblicato Il buon male (2026).Dentro tutto è calmo. Le ortensie che ho reciso la mattina sono ancora intatte nei due vasi della cucina. Raccolgo le lettere che ho messo sotto ciascuno dei due mazzi, quella che ho scritto per lui e quella che ho scritto per le bambine. Non sono sicura che ritirare le lettere sia una buona decisione, non sono nemmeno sicura che prenderle da quel tavolo sia prenderle dallo stesso tavolo su cui le ho lasciate poco fa. Non sono sicura di niente, né in quel momento né adesso, ma l'orologio fa già le dodici e venti, perciò salgo in camera, le metto nel cassetto del comodino, mi tolgo la roba bagnata, mi infilo dei vestiti asciutti e ridiscendo per preparare il pranzo.