Narine Abgarjan secondo Claudia Zonghetti

E dal cielo caddero tre mele

Einaudi ha appena ripubblicato nell'impeccabile traduzione di Claudia Zonghetti E dal cielo caddero tre mele, che rilancia sulla scena italiana un’autrice di spicco della nuova letteratura in lingua russa: Narine Abgarjan. Tradotto in quindici lingue, E dal cielo caddero tre mele ha vinto il prestigioso Premio Jasnaja Poljana 2016. 

Il romanzo si avvale di una scrittura scorrevole ma mai banale, capace di toccare nel profondo il lettore che non può che empatizzare con i protagonisti e le loro vicende immerse in un’atmosfera sospesa fra la storia e la fiaba.

«Venerdì subito dopo mezzogiorno, col sole che aveva scavalcato lo zenit e scivolava composto verso l’estremità a ponente della vallata, Sevojants Anatolija si coricò per prepararsi a morire». Così Narine Abgarjan ci apre le porte del villaggio immaginario di Maran, sulle montagne armene, dove trascorre, infelice, la vita di Anatolija. Dei cinquantotto anni compiuti a febbraio (unica della sua famiglia a non essere morta giovane), diciotto li ha passati con un marito violento e insensibile, covando invano la speranza di un figlio mai arrivato. Per tutto quel tempo Anatolija ha trovato rifugio nei libri della biblioteca dove lavorava, negli sguardi saggi degli animali da cortile, nelle parole dei vicini e delle amiche. Sullo sfondo, il microcosmo di Maran, teatro di tante vite che si mescolano, tutte immancabilmente segnate dalle catastrofi naturali di carestie e terremoti, dalla guerra, dai dolori personali, ma ciononostante dotate del dono della leggerezza, dell’ironia, di un buffo, cocciuto fatalismo, di un’incrollabile resilienza: a dispetto di tutto, la comunità sopravvive. Lo fa nelle narrazioni condivise, come il mito del pavone bianco che compare nei momenti di rinascita, e lo fa con il cibo, con le ricette di piatti antichi cotti sotto la cenere o nel miele che una bambina in visita dalla Russia chiederà di imparare. Sopravvive anche nella timida gentilezza di Vasilij, l’uomo con cui Anatolija ricomincerà a pensare al futuro, e nei gesti di vicinanza quotidiana con cui la solitudine viene spezzata come si spezzano le maledizioni. Cosí, come Anatolija, anche Maran dovrà ricredersi sulla propria fine, riscoprendo l’amicizia, l’amore e la solidarietà diffuse in un luogo che è tanti luoghi insieme, in gente che rispecchia un intero popolo aggrappato con le unghie alle pendici delle montagne e alla propria identità.
 

E dal cielo caddero tre mele», dice ogni nonna armena per concludere una fiaba, una per chi ha visto, una per chi ha raccontato e una per chi ha ascoltato.


Narine Abgarjan è nata in Armenia nel 1971 e si è laureata in Lingua e Letteratura russa all'Università di Erevan. Le tracce della sua terra natale sono alla base di tutte le sue opere, a partire dalla prima, la trilogia Manjunja, che ha immediatamente conquistato il favore dei lettori. Nei dieci anni successivi l'autrice ha pubblicato altri sei romanzi e quattro raccolte di racconti. I suoi libri, tradotti in una trentina di lingue, sono stati adattati per il teatro, il cinema e la televisione, anche in versione animata. Nel marzo del 2020 The Guardian l'ha inclusa fra i sei autori europei piú brillanti. Attualmente vive in Germania, dove si è trasferita dall'Armenia nel 2022. 

 

Claudia Zonghetti è nata a Fano, ha studiato a Venezia e vive a Milano. Da una trentina d'anni traduce narrativa e saggistica russa. Oltre a Narine Abgarjan, ha dato voce italiana a scrittori come Fëdor Dostoevskij, Lev Tolstoj, Vasilij Grossman, Varlam Šalamov, Ivan Bunin, Anna Politkovskaja, Pavel Florenskij e Guzel' Jachina. Ha collaborato alla compilazione del Dizionario russo-italiano /italiano-russo di Julia Dobrovol'skaja (Hoepli).