Santina Cosetta, Soltanto il giorno
Leggere l'anima
Si apre con la nascita della protagonista, Marianna Cosetta, il romanzo di Santina Cosetta, Soltanto il giorno, pubblicato da Giunti. Siamo ad Avola, in Sicilia, nel 1885. Vastriana, una giovane donna che ha sposato contro la sua volontà il vinaio Tonio, partorisce una bambina che non vuole neppure guardare; Lisetta che ha perso il figlio l’allatta e se la porta a casa con sé. Per Marianna l'infanzia trascorsa insieme a Lisetta la guaritrice è piacevole e istruttiva; non solo impara a leggere, a scrivere, a conoscere le erbe, a cucinare, ma anche a essere indipendente e a cavarsela in ogni situazione. Quando lei ha sette anni, Lisetta riceve un telegramma dal marito arrivato a Buenos Aires. La donna parte e rimanda Marianna dalla famiglia che l'ha ripudiata. Poco tempo dopo la ragazza viene mandata a fare la serva all'Irminio, una masseria vicino Ragusa. Qui finalmente tra la cucina, dove ha modo di far apprezzare il suo talento, e il salotto di donna Jolanda, che le presta libri da leggere, Marianna trova la sua giusta collocazione. Jolanda incoraggia anche l’amicizia tra lei e sua nipote Laura, che è fragile e inappetente. Poi c’è il fascinoso Diego, che conquista poco alla volta l’amore di Marianna, anche se lei non si fa illusioni sulla possibilità di stringere un legame con un uomo di una classe sociale così diversa dalla sua. Ispirandosi alla storia di una sua ava, Santina Cosetta racconta la storia di una donna forte e generosa, che grazie all'amore ricevuto dalla balia ha saputo trovare la sua strada nonostante tutte le avversità.
Santina Cosetta, nata a Messina nel 1979, vive a La Spezia, dove insegna Lettere. Il suo percorso attraversa mondi variegati: la ricerca archeologica sul campo, il restauro di materiali cartacei antichi, la progettazione grafica, la pittura.Marianna la guardava col cuore che batteva come quando si aspetta un tuono. Aveva visto uomini parlare così, ma mai una donna. E si rese conto che la libertà poteva avere quella voce, ruvida, senza spavento. Quella che tutti chiamavano majara valeva più di quei maschi irsuti che si davano arie tra la polvere, con le mogli mute accanto come galline spennate.