Michele Prisco secondo Gerardo Masuccio
Una spirale di nebbia
Pubblicato nel 1966, Una spirale di nebbia di Michele Prisco vince il Premio Strega quell'anno, battendo l'Italo Calvino delle Cosmicomiche, la Fausta Cialente di Un inverno freddissimo e il Leonardo Sciascia di A ciascuno il suo (che non arriva in cinquina). La casa editrice Utopia di Gerardo Masuccio ripubblica ora quest'opera del grande scrittore napoletano, da tempo non più presente in libreria. Con Masuccio parliamo dei temi di questo romanzo e del suo particolarissimo stile (che ricorda, per l'editore, la migliore Ortese, il miglior Manganelli, il miglior Landolfi).
Il libro si apre con le indagini che un magistrato predispone dopo la morte di Valeria, una giovane donna uccisa durante una battuta di caccia con un colpo partito forse per sbaglio dal fucile del marito Fabrizio. Da lì lo sguardo dello scrittore si allarga alla ricca e variegata famiglia napoletana di Fabrizio e poi a quella del magistrato inquirente, alla coppia formata dal medico amico di Fabrizio e dalla sua amante infermiera, al matrimonio infelice della cugina del sospettato. Tutte le relazioni raccontate da Prisco sono contrassegnate da bugie, tradimenti, meschinità e la nebbia che fa da padrona dall’inizio alla fine della storia è insieme terribilmente concreta e terribilmente metaforica di una condizione di ipocrisia e ottundimento.
Michele Prisco nasce a Torre Annunziata (Napoli) nel 1920. Si laurea in Giurisprudenza all’università di Napoli nel 1942 e si dedica da subito al giornalismo, collaborando con Il Mattino e La Gazzetta del Popolo di Torino. Dopo la chiamata alle armi in seguito allo scoppio del secondo conflitto mondiale, si trasferisce a Napoli riprendendo a scrivere per Il Nuovo Corriere, Il Messaggero e Oggi. L’esordio letterario risale al 1941 con il racconto Quando arrivano i lupi, seguito da La provincia addormentata (1949), Fuochi a mare (1957), Punto franco (1965) e Il colore del cristallo (1977). Riconoscimenti importanti della critica giungono però coi romanzi Gli eredi del vento (1950, Premio Venezia), La dama di piazza (1961, Premio Napoli), Una spirale di nebbia (1966), I cieli della sera (1970), Gli ermellini neri (1975), Le parole del silenzio (1981, Premio Mediterraneo), Lo specchio cieco (1984), I giorni della conchiglia (1989), Il cuore della vita (1995), Il pellicano di pietra (1996, Premio Selezione Campiello) e Gli altri (1999). Tra i fondatori de Le ragioni narrative (1960), è autore di un saggio su Il romanzo italiano contemporaneo (1983). Muore a Napoli nel 2003.
Gerardo Masuccio è nato nel salernitano, a Battipaglia, nel 1991 e vive a Milano. Dopo aver conseguito, presso l'università Bocconi, una laurea in giurisprudenza e una laurea in economia, nel 2020 ha fondato Utopia, di cui è direttore editoriale. Scrive versi e, con la raccolta d'esordio Fin qui visse un uomo (Interno Poesia Editore 2020), ha vinto il premio Camaiore.
Il libro si apre con le indagini che un magistrato predispone dopo la morte di Valeria, una giovane donna uccisa durante una battuta di caccia con un colpo partito forse per sbaglio dal fucile del marito Fabrizio. Da lì lo sguardo dello scrittore si allarga alla ricca e variegata famiglia napoletana di Fabrizio e poi a quella del magistrato inquirente, alla coppia formata dal medico amico di Fabrizio e dalla sua amante infermiera, al matrimonio infelice della cugina del sospettato. Tutte le relazioni raccontate da Prisco sono contrassegnate da bugie, tradimenti, meschinità e la nebbia che fa da padrona dall’inizio alla fine della storia è insieme terribilmente concreta e terribilmente metaforica di una condizione di ipocrisia e ottundimento.
Michele Prisco nasce a Torre Annunziata (Napoli) nel 1920. Si laurea in Giurisprudenza all’università di Napoli nel 1942 e si dedica da subito al giornalismo, collaborando con Il Mattino e La Gazzetta del Popolo di Torino. Dopo la chiamata alle armi in seguito allo scoppio del secondo conflitto mondiale, si trasferisce a Napoli riprendendo a scrivere per Il Nuovo Corriere, Il Messaggero e Oggi. L’esordio letterario risale al 1941 con il racconto Quando arrivano i lupi, seguito da La provincia addormentata (1949), Fuochi a mare (1957), Punto franco (1965) e Il colore del cristallo (1977). Riconoscimenti importanti della critica giungono però coi romanzi Gli eredi del vento (1950, Premio Venezia), La dama di piazza (1961, Premio Napoli), Una spirale di nebbia (1966), I cieli della sera (1970), Gli ermellini neri (1975), Le parole del silenzio (1981, Premio Mediterraneo), Lo specchio cieco (1984), I giorni della conchiglia (1989), Il cuore della vita (1995), Il pellicano di pietra (1996, Premio Selezione Campiello) e Gli altri (1999). Tra i fondatori de Le ragioni narrative (1960), è autore di un saggio su Il romanzo italiano contemporaneo (1983). Muore a Napoli nel 2003.
Gerardo Masuccio è nato nel salernitano, a Battipaglia, nel 1991 e vive a Milano. Dopo aver conseguito, presso l'università Bocconi, una laurea in giurisprudenza e una laurea in economia, nel 2020 ha fondato Utopia, di cui è direttore editoriale. Scrive versi e, con la raccolta d'esordio Fin qui visse un uomo (Interno Poesia Editore 2020), ha vinto il premio Camaiore.