Emanuela Canepa, Amalia, l'obliqua

Sfrontatezza e solitudine

In Amalia, l’obliqua (Guanda), Emanuela Canepa racconta la sua Amalia Guglielminetti: una donna forte, sensuale, affascinante, che va sempre controcorrente, che vive i suoi amori, spesso infelici, con grande intensità, che si batte per i suoi diritti, restando sempre una grande individualista. L’autrice s’interroga sulla fascinazione che questa figura esercita su di lei nei capitoli "La forma dell’ossessione", che sono una sorta di diario di bordo della scrittura di questo libro. Canepa si sofferma in particolare sulla tormentata relazione tra Guglielminetti e Gozzano: entrambi poeti, quasi coetanei, lei innamorata di lui, lui restio a concedersi anche perché dominato dalla consapevolezza della propria fine imminente. Un legame che continua anche dopo che le speranze di Amalia di costruire una relazione con lui sfumano, diventando una preziosa amicizia. Diverso il rapporto con Pitigrilli, cominciato con una grande passione reciproca e finito malissimo, con un contrasto pubblico che trascende sempre di più. Altro capitolo delicato della vita di Amalia è quello del rapporto con le donne: non ha amiche e non combatte battaglie femministe; le importa solo di prendersi tutta la libertà che può e paga lo scotto del suo anticonformismo. Nel libro la vediamo alle prese con Ada Negri e con Matilde Serao, altri due fari dell’emancipazione femminile dell’epoca. Un romanzo su una figura ricca di contraddizioni, che seduce anche per un coraggio e un'intraprendenza fuori dal comune.

Può darsi che Amalia non mi piaccia, e forse non mi piacerà mai, ma ogni donna che percorre una strada raramente battuta e si sobbarca il giudizio implicato, merita di essere osservata da vicino.

Emanuela Canepa è nata a Roma e vive a Padova dal 2000. Nel 2017 ha vinto la XXX edizione del Premio Calvino con il romanzo L’animale femmina. Ha inoltre pubblicato Insegnami la tempesta (2020) e Resta con me, sorella (2023).