Marco Amerighi, Quanto splende questo nero
Viani e Dei: fratelli d'anima
Nato in un quartiere popolare di Viareggio il 1 novembre 1882, figlio di un domestico che perde presto il lavoro, Lorenzo Viani è stato pittore e scrittore, ha vissuto a Parigi alla corte di Picasso, ha conosciuto Puccini e D’Annunzio, ha stretto amicizia con Ungaretti, ha combattuto nella prima guerra mondiale… In Quanto splende questo nero (Bollati Boringhieri), Marco Amerighi racconta soprattutto la vicinanza di Viani ai derelitti, agli ultimi, i vagabondi, le prostitute, e la sua ostinazione a dipingere alla sua maniera espressionista (come Munch senza conoscere Munch). Anche nella scrittura persegue un ideale che non corrisponde alle mode correnti e anche qui trova molte difficoltà ad affermarsi. Ma oltre all’artista, nel libro di Amerighi c’è il suo più grande estimatore: Enrico Dei. Affascinato a sei anni dal quadro di Viani dedicato ai cavatori di marmi, da grande Enrico sente Lorenzo come fratello d’anima e si dedica al pittore dimenticato, mettendosi alla caccia delle sue opere. Due sognatori accomunati dalla passione dell'arte e dall'indifferenza per le leggi del mercato, due figure meravigliosamente inattuali.
Marco Amerighi vive a Milano, dove lavora come curatore editoriale, traduttore, ghostwriter ed editor. I suoi romanzi sono: Le nostre ore contate (Mondadori, 2018) con cui ha vinto il Premio Bagutta opera prima e Randagi (Bollati Boringhieri, 2021), tradotto in vari paesi, con cui è stato finalista al Premio Strega 2022.Perché Viani? Non mi ero mai sentito vicino a nessuno, figuriamoci a lui. Lui era un artista, cercava qualcosa che non si vedeva. O meglio, cercava qualcosa che c'era ma che non poteva essere visto da tutti noi, non poteva essere visto da me. E io, io cos'ero? Uno sconosciuto, una sega di nessuno, Fra' Cazzo da Velletri. Eppure, cosa altro avrei potuto fare? Ogni cosa mi parlava di lui. Se inseguivo le sue opere non lo facevo per lui, per togliergli di dosso la nomea di ubriacone, fascista e rissaiolo, no, no, no, lo facevo per me. Per vedere quello che vedeva lui: la sua verità dietro la nostra realtà, la sua lotta tra vivere nel mondo e stargli lontano, tra il desiderio di restare sé stesso e quello di essere uguale agli altri.